La Gazzetta dello Sport, 4 settembre 2007
La faccenda dei lavavetri continua ad avere sviluppi interessanti. Il sindaco di Firenze Leonardo Domenici – in vacanza con la famiglia in Grecia mentre il suo assessore Graziano Cioni si dava da fare – appena rientrato ha convocato i giornalisti del Corriere della Sera e di Repubblica e comunicato che dopo i lavavetri toccherà ai graffitari, agli abusivi che vendono merce contraffatta, ai parcheggiatori, ai padroni dei locali notturni che con la musica non fanno dormire quelli che gli abitano sopra, agli ubriachi e alle prostitute (così Aldo Cazzullo sul Corriere)
La faccenda dei lavavetri continua ad avere sviluppi interessanti. Il sindaco di Firenze Leonardo Domenici – in vacanza con la famiglia in Grecia mentre il suo assessore Graziano Cioni si dava da fare – appena rientrato ha convocato i giornalisti del Corriere della Sera e di Repubblica e comunicato che dopo i lavavetri toccherà ai graffitari, agli abusivi che vendono merce contraffatta, ai parcheggiatori, ai padroni dei locali notturni che con la musica non fanno dormire quelli che gli abitano sopra, agli ubriachi e alle prostitute (così Aldo Cazzullo sul Corriere). I “graffitari” sono quei giovani artisti che colorano muri, vagoni della metropolitana e qualche volta anche i monumenti cittadini. Sgarbi li considera dei Michelangelo del nostro tempo, altri pensano che commettano un reato. A Roma, Veltroni in quanto sindaco ha messo a disposizione di chi vuole sfogarsi artisticamente dei muri in periferia. Il progetto si chiama “Cromiae”, per i graffitari si adopera il termine “writers”, l’insieme dei “writers” che dipingono con le bombolette stando seduti uno vicino all’altro viene detto “crew” e così via in un eccesso di inglese che sembra voler garantire la modernità dell’iniziativa. A Torino invece si sono innamorati dell’idea buttata lì quasi per caso da Marco Boglione, il titolare di Robe di Kappa: dare un posto di lavoro ai lavavetri, toglierli dalla strada. Parecchi padroni e padroncini si sono detti entusiasti: «Gente che è disposta a lavorare dalla sette di mattina alle sette di sera... Li prenderei anche subito!».
• Cose buone, no?
Non lo so. I sindaci di sinistra, come Chiamparino o lo stesso Veltroni, prendono iniziative utili ad evitare la domanda chiave: come ti comporterai di fronte a qualcuno che infrange la legge? La parola temuta, aborrita è “repressione”. È legittimo reprimere? Ecco il punto. Mettiamo che a Torino diano questi cento posti ai lavavetri: come si comporteranno, poi, nei confronti dei cento che, un minuto dopo, prenderanno il loro posto agli incroci? Sì o no? Dentro o fuori? Prendiamo Roma e l’iniziativa dei graffitari: il muro sbrecciato messo a disposiziuone dei writers dal Comune farà sparire i graffitari illegali? Come dovranno comportarsi i vigili quando scopriranno che, mentre qualcuno vernicia legalmente con le bombolettie qualche casermone di Tor Bella Monica, qualche altro sta colorando un vagone della metropolitana? Sì o no? Dentro o fuori?
• Secondo me la questione non si può porre così.
Invece sì. E ci sono sindaci di sinistra che l’hanno risolta rispondendo coraggiosamente e nettamente: no, i lavavetri, gli occupanti abusivi di case, i graffitari che sporcano non richiesti e tutti gli altri vadano fuori. Cofferati a Bologna, per esempio, con i romeni che stavano accampati abusivamente sul Reno e che fece sgombrare trovandosi addosso gli alleati di Rifondazione a cui però chiese di votare un ordine del giorno sulla legalità e quelli allora uscirono dall’aula. Perché le soluzioni che si trovano per strada possono essere giuste o sbagliate, ma dietro bisogna che obbediscano in ogni caso a un pensiero generale. Che riassumo brutalmente in quel dilemma: sì o no? Dentro o fuori?
• Beh, chi altri, oltre a Cofferati, tra i sindaci di sinistra?
Per esempio il sindaco di Padova, Flavio Zanonato. In via Anelli c’erano sei palazzine, 273 appartamentini finiti a poco a poco nelle mani di maghrebini, nigeriani o rumeni che avevano trasformato il complesso in un supermercato della droga e della prostituzione. Zanonato ha chiuso le palazzine con un muro, ha trasferito gli attuali abitanti da un’altra parte, pulirà tutto e quando avrà ripopolato la strada metterà a far la guardia un vigile etnico, cioè un nigeriano, un maghrebino o un rumeno. Anche lui è stato crocifisso come gli altri dai suoi compagni di strada, quelli di Rifondazione e i cattolici di sinistra.
• Beh, comunque si colpiscono i poveracci del sistema. I veri boss – gli spacciatori o quelli che sfruttano i lavavetri – non li tocca nessuno.
La malavita ha per forza una struttura a rete. Qualcuno ruba, qualcun altro compra l’oggetto rubato e sa dove piazzarlo. Clienti, informatori, strutture logistiche. Idem per i lavavetri: occupano un certo posto, qualcuno glielo ha assegnato e lo protegge. Se si vuole cominciare a smagliare la rete bisogna afferrare qualche filo e tirare. Cominciare dai piccoli è un modo. La decisione da prendere, di tipo generale, è un’altra: è giusto far rispettare le leggi o no?
• Questi intellettuali di sinistra che strepitano e giudicano la faccenda indegna, tipo Asor Rosa?
In ogni famiglia c’è chi spolvera, lava i piatti, scopa per terra, rifà i letti e, a causa di questo, s’imbratta. E chi passa il tempo chiuso in cameretta a scrivere romanzi d’amore. [Giorgio Dell’Arti, Gazzetta dello Sport 3/9/2007]