La Gazzetta dello Sport, 6 settembre 2007
Gigi Sabani è morto d’infarto martedì sera, verso le dieci e mezza. Stava a casa di sua sorella Isabella, nel quartiere Prenestino a Roma, e s’era svegliato con un malessere addosso, soprattutto con un dolore al petto che tendeva ad allargarsi verso il collo o il braccio sinistro
Gigi Sabani è morto d’infarto martedì sera, verso le dieci e mezza. Stava a casa di sua sorella Isabella, nel quartiere Prenestino a Roma, e s’era svegliato con un malessere addosso, soprattutto con un dolore al petto che tendeva ad allargarsi verso il collo o il braccio sinistro. Verso le otto è stato chiamato il medico di famiglia, a cui però i sintomi non devono essere stati descritti troppo bene: il dottore ha tranquillizzato tutti, ha detto che il cuore era a posto e se n’è andato. Alle dieci è arrivato l’infarto vero e proprio. Isabella ha chiamato il 118, i soccorsi sono arrivati subito, s’è tentata una rianimazione. Ma inutilmente: il popolare presentatore-imitatore era già morto.
• Lei dice “popolare” ma purtroppo devo dirle che i più giovani non hanno forse chiaro di chi stiamo parlando.
Sabani è l’unico concorrente della Corrida, affrontata quando era ancora solo un programma radiofonico condotto da Corrado, ad essere diventato un professionista. Imitava e presentava, molto allegro, generale popolare e romanesco. Figlio di un cameriere e di una casalinga, natali di cui andava giustamento fiero. Baudo lo vide per pochi minuti in una performance televisiva e lo chiamò a Domenica In, che una decina d’anni dopo venne affidata proprio a lui. Una carriera a gonfie vele, interrotta di colpo da una Vallettopoli: era il 96 e la valletta Raffaella Zardo (più tardi protetta da Emilio Fede e da Briatore) denunciò lui e Valerio Merola per pressioni indebite, eccetera eccetera: ci siamo capiti. Sabani si fece tredici giorni di carcere, fu poi completamente riabilitato, ma il meccanismo s’era rotto. Ha lavorato ancora, sia in Rai che in Mediaset, ma sulla sua simpatica popolarità era sceso una specie di velo. Sa com’è fatta la gente: alla tua innocenza ci crede, ma dopo che sei finito sul giornale a quel modo, dentro di sé, un dubbio lo continua ad avere.
• Un uomo sfortunato. Avrebbe compiuto 55 anni il prossimo 5 ottobre. La faccenda dell’infarto com’è andata?
Un caso tipico, purtroppo. L’infarto ammazza ogni anno 47 mila persone, il doppio di quanto faccia il cancro. questa la prima causa di morte in Italia e in quasi tutti i paesi occidentali. Due volte su tre va proprio come nel caso di Sabani: si sente un malessere, un dolore, ma non ci si muove, si aspetta che passi. Chi si decide, 13 volte su cento non fa neanche in tempo ad arrivare in ospedale e perde la vita prima.
• Come è possibile che il medico di famiglia non si sia accorto della gravità della situazione?
Abbiamo fatto una telefonata al professor Carlo Marcelletti, l’uomo che ha eseguito per primo un trapianto di cuore su un bambino. Ci ha spiegato che tante volte la crisi ischemica – cioè l’improvvisa scarsità di sangue che giunge al cuore – viene confusa con una gastrite o una cattiva digestione. «Mio zio ebbe la crisi ischemica che doveva portarlo all’altro mondo e i medici gli diedero del bicarbonato...». Il paziente deve stare attent se sente delle “puncicature” (usiamo le parole di Marcelletti) non c’è da preoccuparsi. Il senso di oppressione sul petto invece deve far scattare l’allarme. Marcelletti dice di aver conosciuto Sabani e di aver pensato tra sé e sé, guardandol «Dislipidemia», cioè colesterolo alto. I fattori di rischio dell’infarto sono la dislipidemia, fumare, il diabete, l’ipertensione arteriosa. Oggi si devono mettere nel conto anche la cocaina e le amfetamine.
• Se si fosse portato subito Sabani all’ospedale, lo si sarebbe salvare?
Probabilmente sì. Non si faccia sviare da quello che è successo al professor Ruvolo, il medico di Palermo di cui ha parlato ieri la Gazzetta: col dolore al petto è andato a operare al cuore due pazienti molto gravi e solo dopo s’è consegnato ai colleghi (che l’hanno a loro volta operato immediatamente). Non è una prassi da seguire: Ruvolo ha solo valutato che l’urgenza dei due pazienti in attesa era superiore alla sua. «Sabani» dice Marcelletti «avrebbe dovuto fare una coronografia, e senza tante chiacchiere, perché solo con la coronografia si vedono conn chiarezza i punti delle coronarie dove il sangue fluisce con difficoltà o non fluisce affatto. Deve essere morto per un’occlusione progressiva al ramo coronarico maggiore (il discendente anteriore). Tipico delle morti rapide».
• La coronografia non è un esame a rischio?
«No, ormai un bravo cardiologo la esegue in un quarto d’ora. Si entra con un catetere nelle coronarie, si inietta liquido di contrasto e si vede con estrema chiarezza quello che fa il sangue. Dopo, se c’è ostruzione, si può intervenire con i farmaci, o impiantando uno stent oppure andando in sala operatoria e facendosi rivascolarizzare». [Giorgio Dell’Arti, Gazzetta dello Sport 5/9/2007]