Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2007  settembre 12 Mercoledì calendario

Oggi, 11 settembre 2007, sei anni dall’attentato alle Torri Gemelle. Le agenzie hanno fatto sapere che sta per essere diffuso un altro video di Bin Laden, dopo quello della settimana scorsa

Oggi, 11 settembre 2007, sei anni dall’attentato alle Torri Gemelle. Le agenzie hanno fatto sapere che sta per essere diffuso un altro video di Bin Laden, dopo quello della settimana scorsa. Vi si vedrebbe Osama che legge il testamento del saudita Waleed M. Alshehri, uno dei cinque terroristi che l’11 settembre del 2001 andò a schiantarsi, a bordo dell’American Airlines 11, contro la Torre Nord del World Trade Center. Il filmato, reclamizzato da un sito internet fondamentalista, sarebbe già nelle mani della Cia.

• Senta, abbiamo un mucchio di lettori assai giovani, che nel 2001 stavano ancora alle elementari e che di questo affare delle Torri Gemelle o Twin Towers hanno un’idea vaga.
L’aereo su cui si trovava Waleed era un Boeing 767 dell’American Airlines, partito alle 7,59 da Boston e diretto a Los Angeles. Aveva a bordo 81 passeggeri, 9 assistenti di volo e due piloti. Penetrò nella Torre Nord alle 8.45 del mattino, ora americana. Da noi stava per concludersi il Tg1 delle 13. Qualche telecamera riprese l’impatto, benché fosse del tutto inaspettato. Un’ora dopo – alle 9.03 – quando arrivò il secondo aereo sulla Torre Sud, tutte le telecamere del mondo erano puntate sulle Twin Towers. Anche questo aereo era un Boston-Los Angeles, ma della United Airlines. 56 passeggeri, tra cui cinque terroristi, 7 assistenti, due piloti. La gente cominciò a buttarsi dalle finestre dei due grattacieli: dentro, il pigiarsi reciproco, cioè il caos, cioè il terrore erano tali che quella era sembrata a molti l’unica via di scampo. Ed erano salti dall’ottantesimo o dal centesimo piano. Alle 9,40 un altro Boeing 757 che andava da Washington a Los Angeles colpì il Pentagon 58 passeggeri, 4 assistenti di volo, due piloti e cinque terroristi. Ventotto minuti dopo crollò la Torre Sud e dopo altri dodici minuti un quarto aereo – sempre un 757 della United, partito da Newark e diretto a San Francisco – si schiantò a Shanksville, 80 miglia da Pittsburgh: i 38 passeggeri, con 5 assistenti di volo e due piloti, avevano capito quello che stava succedendo e, lottando, avevano impedito ai quattro terroristi di puntare sulla Casa Bianca o sulla cupola del Campidoglio, facendo precipitare il Boeing prima. Alle 10.29 venne giù la Torre Nord. I morti di quella giornata furono in tutto 3142. Nei due grattacieli persero la vita 2750 uomini e donne, di ottanta nazionalità diverse. Si sono valutati i danni economici dell’attacco in 750 miliardi di dollari.

• Che cosa si proponevano gli attentatori?
Di dare inizio alla Terza Guerra Mondiale. O alla Quarta, se consideriamo come Terza la guerra fredda con l’Urss. E soprattutto di conquistare il cuore della nazione islamica, mostrando come veniva colpito il regno del demonio. Cioè gli Stati Uniti. Dietro a tragedie di queste dimensioni ci sono sempre illusioni smisurate, sogni megalomani che generano incubi.

• La Terza, o Quarta, guerra mondiale è poi scoppiata?
Purtroppo sì. E non mi riferisco solo agli interventi Onu-Usa in Afghanistan e all’invasione americana dell’Iraq. Mi riferisco all’occupazione dei nostri cervelli da parte dell’Islam, divenuto sotto tanti aspetti un nemico che abbiamo il dovere di temere. Il fondamentalismo islamico ha messo in crisi poi la conquista più importante della nostra civiltà: la tolleranza. Siamo costretti a dire qualcosa che cozza contro alcune delle nostre convinzioni più profonde e cioè che ci sono dei valori, nostri, da difendere e che non tutto quello che viene detto o pensato dagli esseri umani è ammissibile. un punto che dilania il mondo occidentale, anche attraverso i problemi posti dall’immigrazione, senza bisogno che Osama lanci messaggi. Anzi questo messaggio di Osama della settimana scorsa, in cui indossa una barba finta e fa propaganda all’Islam dicendo che da loro non si pagano tasse, non è all’altezza del dramma che stiamo vivendo. Un comizietto penoso, con qualche citazione colta inappropriata (Scheuer, Todd, soprattutto Chomsky) sullo sfondo di uno scenario che è invece apocalittico.

• Quindi, secondo Lei, stiamo ancora pagando le conseguenze dell’11 settembre?
Ci siamo dentro in pieno, ed è una lotta epocale, delle cui dimensioni è bene prendere pienamente coscienza. Persino questa crisi finanziaria, la faccenda dei mutui cosiddetti subprime, è una conseguenza dell’11 settembre: Greenspan, temendo un crollo di Wall Street e una recessione gravissima, abbassò il costo del denaro quasi a zero e questo mise in moto il meccanismo di prestiti facili e di speculazioni allegre che ci ha portato a questo punto.

• Col nuovo presidente degli Stati Uniti, l’anno prossimo, potrebbe cambiare qualcosa?
Non credo. Il nuovo presidente avrà le mani più libere sull’Iraq o sull’Afghanistan. Ma al Qaeda, qualunque cosa decida di fare l’Occidente, vuole la guerra e la vuole vincere. [Giorgio Dell’Arti, Gazzetta dello Sport 11/9/2007]