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 2007  settembre 11 Martedì calendario

Il Sole 24 Ore ha calcolato che se si fosse applicata la legge Grillo, un terzo dei parlamentari sarebbe rimasto a casa

Il Sole 24 Ore ha calcolato che se si fosse applicata la legge Grillo, un terzo dei parlamentari sarebbe rimasto a casa...

• In che consiste la legge Grillo?
Beppe Grillo, il comico, ha mobilitato attraverso il suo blog 300 mila persone, radunandole in varie città e tenendole collegate con Internet. La manifestazione principale s’è svolta a Bologna, dove sono andati ad ascoltarlo almeno 50 mila cittadini. La giornata (sabato scorso, 8 settembre) è stata battezzata con un nome – ehm – suggestivo, vale a dire “Vaffanculo Day”. Chiedo scusa per la brutta parola, ma non è possibile in questo caso adoperare sinonimi. Chi bisognava mandare a quel paese, nell’occasione? I politici imbelli e i loro partiti senza distinzioni, quelli dalle carriere infinite, che fanno solo i loro comodi, che non conoscono il mondo in cui vivono, che credono di risolvere un problema facendo una legge, che passano tutto il tempo a dividersi poltrone e poltroncine e saccheggiano illimitatamente le tasche dei cittadini per far ricchi se stessi e i loro amici. I quali amici, naturalmente, si moltiplicano di continuo. Insomma, quelli che sono già stati colpiti da Rizzo e Stella con il libro La casta. Le varie manifestazioni dell’8 settembre avevano anche uno scopo concreto, cioè firmare una legge che stabilisce tre cose: nessuno può essere eletto deputato o senatore per più di due legislature; nessuno che sia stato condannato in via definitiva può entrare in Parlamento; il popolo deve eleggere i suoi parlamentari direttamente. Con una legge così, 181 deputati e 119 senatori non avrebbero potuto essere eletti. E tra questi tutti i big.

• Ma si può fare una legge con le firme dei cittadini?
La Costituzione (articolo 71) prevede che si possa formulare una proposta, purché in calce vi siano cinquantamila firme almeno e il testo abbia una struttura ad articoli. La proposta passa per la Cassazione e poi va al presidente di una delle due Camere. Quindi segue l’iter normale di qualunque legge.

• Perciò il Parlamento potrebbe anche bocciarla.
Sicuro. Anzi, il presidente della Camera o del Senato potrebbe non metterla neanche in calendario. O, per lo meno, non con procedura urgente. Per esempio, in questo momento tutte le sedute di Camera e Senato sono già impegnate fino alla fine dell’anno e chiunque dica di voler far passare un qualunque provvedimento «al più presto» sta già parlando di febbraio 2008 come minimo. Quindi, in un certo senso, l’iniziativa di Grillo è certamente velleitaria. E Grillo lo sa.

• Allora è una presa in giro.
Beh, però non è che i politici possono sempre far finta di niente. Le reazioni fino a questo momento sono state penose. Bertinotti ha tentato di dire, l’altro giorno, che c’è un vuoto e come sempre quando c’è un vuoto qualcuno lo riempie. Bertinotti parla pro domo sua, cioè crede che le piazze di Grillo siano le stesse che vengono riempite dal sindacato e che una nuova normativa sul lavoro o la firma di qualcuno dei tanti contratti ancora aperti possa chiuder la partita. Non è così: Grillo mette sul banco degli imputati la classe politica attuale in sé, la sua sordità, la sua ignoranza, la sua propensione al compromesso da quattro soldi, la sua identificazione col motto andreottiano «meglio tirare a campare che tirare le cuoia». E ha dimostrato di saper portare la gente in piazza. Perciò, bisognerà pensarci bene prima di far finta di niente. I politici oltre tutto non hanno ancora capito che cos’è la rete. Non ci vanno mai e anche per questo non hanno la minima idea di quello che si pensa di loro. E sto parlando di tutti, senza distinzioni tra destra e sinistra.

• Però di lavoro Grillo si è occupato. Ho letto che ha scritto anche un libro...
Sì, si chiama Schiavi moderni. Su questo libro c’è però un grosso “ma”. Comincia così: «La legge Biagi ha introdotto in Italia il precariato...» e continua col racconto di centinaia di casi di precariato. Solo che Pietro Ichino, il grande giuslavorista, ha scritto un mese fa sul Corriere della Sera: «Questo libro raccoglie centinaia di testimonianze e proteste contro il lavoro precario, delle quali non una sola è imputabile a una situazione generata dalla legge Biagi». E continua: «Sfido Beppe Grillo a un confronto pubblico su questo punto». Grillo dal blog gli ha rispost «Vieni a confrontarti a Bologna al Vaffanculo Day» che è evidentemente un modo furbo di sgattaiolare perché durante comizi urlati o spettacoli comici (che nel nostro caso è lo stesso) non si possono far dibattiti. Sia Vespa che Gad Lerner hanno provato a organizzare questo faccia a faccia e Grillo gli ha risposto di no. Peccato. Il nostro comico è evidentemente come Pannella: gli piace aver ragione sempre e non sopporta il contradditorio. [Giorgio Dell’Arti, Gazzetta dello Sport 11/9/2007]