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 2007  settembre 15 Sabato calendario

Il 15 settembre di un anno fa moriva di cancro, a 77 anni, Oriana Fallaci. Per ricordarla apre oggi a Milano, a palazzo Litta, la mostra “Oriana Fallaci

Il 15 settembre di un anno fa moriva di cancro, a 77 anni, Oriana Fallaci. Per ricordarla apre oggi a Milano, a palazzo Litta, la mostra “Oriana Fallaci. Intervista con la Storia” che raccoglie oltre 300 testimonianze tra foto, filmati, oggetti, bozze, quaderni di appunti e manoscritti. Si comincia dall’infanzia fiorentina e dai primi articoli in un giornale cittadino per poi ripercorrere i reportage di guerra, le interviste ai potenti, l’amore con l’eroe della resistenza greca Alessandro Panagulis. Fino agli ultimi giorni in cui – attirandosi l’odio di molti – si fece paladina della battaglia dell’Occidente contro l’Islam.

• C’era bisogno di una mostra sulla Fallaci?
Lei non amava la Fallaci? in buona compagnia. Anche se è molto numerosa anche la compagnia dei suoi estimatori. Anzi, dei suoi adoratori. Come tutti i grandi caratteri, una sola cosa era impossibile con Oriana: l’indifferenza. O con lei o contro di lei, o di qua o di là. Una specie di Gesù Cristo in gonnella.

• Lei l’ha conosciuta?
In tribunale. Dirigevo un piccolo giornale culturale, uscì Insciallah e affidai la recensione a Camilla Cederna. Ignoravo che le due si detestassero fin dalla loro infanzia professionale. Oriana era una giovane praticante all’Europeo di Arrigo Benedetti e una volta cominciò un pezzo con un avverbio. Camilla, che era già una star, la fece chiamare dal direttore e pretese che le venisse fatta una lavata di cap «Qui dentro i pezzi con gli avverbi li comincio solo io!». Una quarantina d’anni dopo Camilla, chiamata a parlare del romanzo di Oriana, scrisse sul mio giornaletto una magnifica recensione carica di affettuoso veleno. E Oriana querelò lei, me e il resto del mondo. Ho vinto la causa l’anno scorso, con Camilla morta da un pezzo e Oriana moribonda. Lei non aveva desistit voleva i danni dagli eredi della Cederna e sarebbe stata capace di andare avanti fino alla settima generazione. Ora le dico quest siamo – politicamente, culturalmente parlando – circondati da tali minestrine che una così ci manca, ci manca tanto. Ah, fare a botte per stabilire se Dio esiste o no! Succede nel Posto delle fragole. Bergman non lo sapeva, ma mostrando i due che si avviano verso il bosco rimboccandosi le maniche, ha fatto un ritratto della Fallaci. Uno dei due maschi scazzottatori era sicuramente lei.

• E l’altro chi poteva essere?
Ma non ce n’è un altro. Oriana era alta un metro e 56, pesava 45 chili, ma aveva in corpo la determinazione e la ferocia di una tigre. Lei vede in giro qualche tigre? Lei fu tigre per tutta la vita (ricorda le sue foto al fronte con l’elmetto? Hanno fatto il giro del mondo), tigre contro il cancro, tigre contro il destino che non le aveva dato un figlio, tigre contro gli uomini con cui si metteva, tigre contro la nostra classe politica molle e i nostri intellettuali e giornalisti e scrittori estenuati dalla convenienza. E tigre contro i potenti che andava a intervistare. Saltò addosso a Khomeini, il terribile ayatollah iraniano, quello che aveva rovesciato lo scià: «Oso chiedergli come mai costringe le donne a nascondersi [...] io pure, per l’intervista, ho il chador [...] Khomeini mi guarda un po’ così, poi replica che le donne della rivoluzione sono donne islamiche, non donne come me che vanno in giro tutte scoperte [...] Fatico a trattenermi, decido di provocarlo. Gli chied e come fanno a nuotare col chador? Lui diventa una furia. Le nostre usanze, dice adirato, non devono interessarvi. Se a lei non piacciono i vestiti islamici, non li porti. Perché i vestiti islamici sono riservati alle donne per bene. Lo prendo in parola e così replic è molto gentile da parte sua, Imam. E dal momento che è lei a dirmelo, mi levo subito questo stupido affare da Medioevo».

• Era già allora nemica dell’Islam.
Oriana difendeva con la sua rabbia tigresca i valori dell’Occidente, la nostra arte, la nostra cultura, la sua Firenze. Le pareva che, con la nostra tolleranza balbettante, noi non avessimo il senso delle memorie che la storia ci aveva affidato, del percorso enorme che la nostra civiltà aveva compiuto camminando sul sangue di tanti antenati.

• Grande scrittrice o solo grande giornalista?
Grandissima giornalista, soprattutto. Di quelle che vanno al fronte sul serio e non scrivono i pezzi stando in albergo e facendo il riassunto degli articoli usciti sulla stampa straniera. Di quelli che intervistano i capi di stato pigliandoli per il bavero della giacca. Io dico “di quelli” come se esistessero o fossero esistiti – almeno in Italia – altri giornalisti che facevano o fanno quello che faceva lei. Non ce ne sono stati e non ce ne sono, invece. Vada a vedere la mostra, se può, per farsene un’idea. [Giorgio Dell’Arti, Gazzetta dello Sport 14/9/2007]