La Gazzetta dello Sport, 17 settembre 2007
Rispondiamo, come ogni lunedì, alle lettere dei lettori. • Massimo Grugni, da Pavia, le fa tanti complimenti e poi le spara un bel po’ di domande politiche
Rispondiamo, come ogni lunedì, alle lettere dei lettori.
• Massimo Grugni, da Pavia, le fa tanti complimenti e poi le spara un bel po’ di domande politiche. Le riassumo così: perché i principali giornali italiani simpatizzano tutti per il centro-sinistra? Perché ad appoggiare Veltroni sono soprattutto quelli della Margherita? Forse i diessini lo conoscono «bene e, come si usa dire, se lo conosci lo eviti?»
Sull’inclinazione a sinistra dei giornalisti italiani ci sarebbe da fare un lungo discorso. Prendiamola alla lontana e mettiamola cosi: fino alla fine degli anni Settanta magistrati, giornalisti e professori erano in massima parte di destra o centro-destra. Un ceto conservatore che s’era formato all’epoca del fascismo e della prima parte del governo democristiano. Il Pci e il suo grande capo storico, Palmiro Togliatti, fecero un gran lavoro strategico sui corpi sociali fondamentali: la magistratura, gli insegnanti, i comunicatori. Non si trattava semplicemente di indottrinare o di convertire, quanto di rendere possibile un dialogo con uomini e donne la cui appartenenza di classe – per parlar marxista – sarebbe stata naturalmente tutt’altra. La pochezza dell’offerta culturale democristiana e di destra fece il resto. «Capire» i ragionamenti della sinistra, confrontarcisi, condividerli in parte, non ritenerli insomma del tutto alieni da sé risultò prima elegante, poi addirittura ovvio. Fu così che si videro gran borghesi miliardari civettare con i rappresentanti della classe operaia e la stampa dei cosiddetti padroni farsi sempre più – diciamo così – democratica. un processo storico e, per quanto mi riguarda, non lo giudico né un male né un bene. Quanto alle primarie, occuparsi di chi sta con la Bindi e di chi con Veltroni è fuorviante. Ancora l’ultimo sondaggio dava Veltroni al 75 per cento dei consensi. Tutto apparirà più chiaro se si porrà mente al fatto che la vera battaglia riguarda il ruolo di vice: non è affatto certo che Franceschini - per ora in ticket col sindaco - sopravviverà politicamente al 14 ottobre. Lì Bindi, Letta e gli altri si giocheranno le loro carte per salire sul podio.
• Andrea Deledda: «Accidenti, non avrei mai pensato che sulla Gazzetta si sarebbe accennato al complesso problema della moneta privata e del signoraggio, come è avvenuto nella quinta risposta della rubrica del 13/9». La invita ad approfondire l’argomento.
Non mancherà occasione, purtroppo. La guerra per imporre una valuta diversa dal dollaro sui mercati internazionali è appena cominciata e non sarà priva di sofferenze.
• Un lettore che si firma Esse Bi Esse la rimprovera per non aver ricordato – il giorno in cui ci siamo occupati dell’euro forte – che grazie a questo euro forte possiamo affrontare bene il rincaro del petrolio.
E’ vero. Però ne avevamo parlato pochi giorni prima, spiegando il carovita in arrivo. E avevamo anzi detto: «Non capiamo gli aumenti dell’energia: l’euro forte non ci ha favorito nell’acquisto dei prodotti petroliferi? Ho qui una nota di giugno dell’Unione Petrolifera in cui si prevede una bolletta-paese meno cara di tre-sei miliardi, proprio grazie alla valuta europea. E allora?».
• A proposito di carovita: le ha riscritto il lettore Franco Arnaboldi sui rincari dei cereali. Senta un po’: «La Comunità decide (solo un paio di stagioni fa) di scoraggiare la coltivazione per otto anni. Immediatamente, si sveglia il biodiesel, si svegliano Russia ed Ucraina, si sveglia l’India col suo Uttar Pradesh e Bengala... La Cina s’era svegliata già una settimana fa, in occasione del Suo primo lancio! I prezzi, anche loro, quasi in automatico. Tutti svegli, insomma. Solo la Comunità dorme della quinta. A ’sta gente non darei da rigovernare nemmeno la gabbia dei coniglioli».
Arnaboldi pensa che siano tutti d’accordo per far guadagnare gli speculatori. Io ne ho viste talmente tante che non mi meraviglierei se fosse vero. Per ora la Ue ha deciso, l’altro giorno, di rimettere in produzione quel dieci per cento di terreni che sono per sua volontà incolti dal 1992. Staremo a vedere.
• Simone Rota difende Grillo e il fatto che s’è rifiutato di confrontarsi con Ichino da Vespa o da Lerner, anche se probabilmente sarebbe stato sbugiardato...
In un confronto pubblico con Ichino, Grillo vincerebbe di certo perché le sue capacità istrioniche travolgerebbero gli argomenti del professore. Per far vincere Ichino – che prevarrebbe di sicuro – bisognerebbe che il confronto si svolgesse per iscritto, in modo da mettere in guerra i sostantivi e non gli aggettivi, cioè le teste e non gli animi. poi anche evidente che Grillo non vuole regalare la propria popolarità a nessuno. [Giorgio Dell’Arti, Gazzetta dello Sport 16/9/2007]