La Gazzetta dello Sport, 20 settembre 2007
L’ultimo studio sulle malefatte dei politici lo ha preparato la Confindustria, che lo presenta oggi ai giornalisti
L’ultimo studio sulle malefatte dei politici lo ha preparato la Confindustria, che lo presenta oggi ai giornalisti. Ricordiamo che la Confindustria, presieduta da Luca Cordero di Montezemolo, è l’associazione che riunisce gli industriali italiani, cioè in pratica il loro sindacato. Quando Cgil, Cisl e Uil devono discutere il rinnovo dei contratti nazionali di lavoro si siedono al tavolo con la Confindustria, che proprio per questo la sinistra radicale chiama sinteticamente “i padroni”. Anche il governo, prima di decidere la sua politica economica, si confronta con la Confindustria e deve tenere molto in conto il suo punto di vista.
• Che cosa ha scoperto questo nuovo studio?
Ha scoperto soprattutto che i politici costano un’enormità. Ma procediamo con ordine. La Confindustria ha preparato un dossier di 287 pagine in cui si passa ai raggi X l’intera macchina istituzionale, mettendo però sotto la lente d’ingrandimento soprattutto la Camera e il Senato, cioè il Parlamento. Forti di una quantità impressionante di numeri, gli imprenditori dichiarano che non ci siamo assolutamente: «Vi è un chiaro problema di inadeguata governance del Paese...» Abbia pazienza per il termine governance, gli industriali non possono fare a meno di darsi un po’ di arie parlando inglese. Lei non abbia paura di tradurre semplicemente ”sistema di governo”. A parte i tic linguistici, la Confindustria dice in sostanza quest non ci sono speranze che i partiti siano in grado di cambiare la legge elettorale e dunque bisogna sperare nel referendum «spinta salutare al cambiamento». Inoltre i costi non danno scandalo in sé: «Il fatto che la politica abbia dei costi non è messo in discussione. Ciò che invece è motivo di pesanti critiche è il fatto che ad un inevitabile livello di costi non corrisponda un funzionamento efficace».
• Quanti sono questi costi?
Grazie al sistema dei rimborsi elettorali, messo in piedi dopo che gli italiani avevano spazzato via con un referendum il vecchio meccanismo del finanziamento pubblico ai partiti, la politica ha incassato dopo le elezioni del 2006 duecento milioni e 819 mila euro. Elezioni dello stesso periodo, che si sono svolte negli Stati Uniti, in Germania, in Francia, in Spagna e nel Regno Unito, hanno invece comportato i seguenti esborsi verso i partiti: Usa, 152 milioni; Germania, 132; Francia, 73; Spagna, 60; Regno Unito 9,23 oltre tutto erogati alla sola opposizione. Rispetto ai nostri duecento, come vede, la differenza è enorme.
• Ma che se ne fanno i partiti di tutti questi soldi?
Aspetti, aspetti. Il nostro Parlamento costa come quelli di Francia e Germania messi insieme. Ognuno dei nostri deputati e senatori pesa sui contribuenti per un milione e 531 mila euro «poco meno del doppio di quello complessivamente sostenuto da Francia e Germania e quasi sei volte superiore a quello sostenuto dalla Spagna». Significa che ognuno di noi sborsa 16,3 euro per mantenere le Camere. Gli spagnoli se la cavano con 2,1, i francesi con poco più di otto, i tedeschi con 6,3. Non parliamo poi degli europarlamentari: senza contare rimborsi spese, benefits, costi di soggiorno, pigliano 150 mila l’anno. Gli austriaci 105 mila, i tedeschi 84 mila, gli altri ancora di meno.
• Ho sentito che Fassino s’è raccomandato di abbassare gli stipendi dei parlamentari.
No, ha esortato a fermare gli scatti automatici. Bertinotti gli ha risposto che la Camera li ha congelati. Marini ha fatto sapere che ci vuole una legge (ha ragione). Gli stipendi dei parlamentari sono legati a quelli dei magistrati. Sugli stipendi dei parlamentari sono parametrati poi anche quelli dei consiglieri regionali. La questione è che, con tutti i soldi che prendono, sono inefficienti: nella classifica della funzionalità istituzionale, l’Italia è ultima e molto distanziata dagli altri. Del resto, non c’è poi neanche bisogno di tutti questi studi. Sappiamo tutti che fare buone leggi e farle applicare da noi è un sogno. La conseguenza finale è che l’Italia è tante volte un paese profondamente ingiusto.
• Quindi ha ragione Grillo.
Ieri lo ha criticato anche Ciampi: «Bisogna far politica nell’alveo delle istituzioni». Francamente è fals si fa politica sempre e ovunque, si fa politica anche quando si fa “antipolitica”. Il direttore del Tg2, Mauro Mazza, è andato ad attaccarlo in vide e se qualcuno, fomentato da certi discorsi, piglia la pistola? Ma anche far sapere quello che guadagnano i politici potrebbe far venire a qualcuno qualche idea. E allora dovremmo star tutti zitti? Sa in questo libro della Confindustria come chiamano i partiti e il resto? ”Politopoli”. E pensare che sono i padroni. [Giorgio Dell’Arti, Gazzetta dello Sport 19/9/2007]