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 2007  settembre 21 Venerdì calendario

Ieri grande bagarre in Senato... • Senta, stavolta sono stato attaccato alla televisione tutto il giorno, non volevo arrivare all’incontro con lei senza saper niente come al solito

Ieri grande bagarre in Senato...

• Senta, stavolta sono stato attaccato alla televisione tutto il giorno, non volevo arrivare all’incontro con lei senza saper niente come al solito. Glielo posso dire? Non ho capito niente neanche stavolta. Ma di che discutevano?
Della Rai. Le faccio uno schemino. La Rai appartiene al ministero del Tesoro, cioè allo Stato. La Rai viene governata da un presidente, da un consiglio d’amministrazione e da un direttore generale. Sotto questi tre ci sono poi i direttori di rete che decidono i programmi. Come potrà immaginare, il presidente, i consiglieri d’amministrazione e il direttore generale sono scelti dai politici. Quando Prodi ha vinto le elezioni, sul consiglio d’amministrazione della Rai – già insediato da prima – non ha potuto fare tutto quello che avrebbe voluto. E cioè farlo diventare a maggioranza di centro-sinistra. Uno dei consiglieri scelti dal vecchio governo pareva inamovibile in base alle leggi vigenti. Questo consigliere – gran giurista e testa durissima – si chiama Angelo Maria Petroni. Tira e molla, a un certo punto Padoa-Schioppa, cioè il ministro del Tesoro, cioè l’azionista, lo ha rimosso. Petroni ha presentato ricorso, prima ha vinto, poi ha perso, quindi ha fatto ricorso di nuovo (il Tar decide l’8 novembre) e insomma a un certo punto il governo ha tagliato la testa al toro nominando il suo successore, Fabiano Fabiani.

• E chi è?
Già, ieri in televisione non l’hanno mai nominato e quindi lei non ne sa niente. Le basti sapere che dirigeva il telegiornale ai tempi dell’assassinio di Kennedy e che ha poi fatto una gran carriera nelle partecipazioni statali (presidente di Finmeccanica). Adesso è uomo di Veltroni, che l’ha messo a presiedere l’Acea, l’azienda romana dell’elettricità e delle acque. Il centro-destra, indignato per questa nomina che lo taglia completamente fuori dalla televisione di Stato, ha chiesto un dibattito e così ieri s’è riunito il Senato.

• Che cos’erano tutte quelle risoluzioni che venivano bocciate a raffica?
Dopo la nomina di Fabiani, e mentre il centro-destra strepitava, sono cominciati a circolare i nomi dei nuovi direttori di rete. Minoli a Raitre, Mazza a Raidue, Del Noce va messo da un’altra parte, forse si dovrà cambiare il presidente... Essendoci una maggioranza certa, sembrava chiaro che Prodi avrebbe occupato al più presto le caselle operative. Sa, le elezioni potrebbero non essere lontane. Invece è saltata su la sinistra radicale, con un discorso che si può riassumere in due parole: e noi? Prodi e i suoi di sinistra hanno concordato che in Senato si sarebbe votata una risoluzione che impegnava il governo a varare un piano industriale. Solo dopo questo piano industriale si sarebbe proceduto alle nuove nomine. Un modo per darsi il tempo di trattare: io sinistra, anche se il 20 ottobre sfilerò in corteo, ti lascerò fare la legge sul welfare che vuoi tu, tu dammi in cambio qualche posizione in Rai... Con quest’idea si è andati ieri in Senato.

• E chi ha vinto alla fine? Me lo spieghi lei, perché io non l’ho capito.
Ma veramente non l’ho capito neanche io. Dini, i diniani, Manzione, Bordon hanno dichiarato che non avrebbero votato la risoluzione del governo. L’assemblea ha bocciato tutti i documenti che le sono stati presentati. passata l’idea-trucco di votare la risoluzione Bordon-Manzione punto per punto: è stata bocciata tutta, tranne la parte che riguarda il piano industriale, quella cioè che riflette l’intesa Prodi-Sinistra. Allora il governo, per non farsi bocciare la risoluzione sua, l’ha ritirata. A questo punto Mastella e i mastelliani hanno abbandonato il Senato: non proprio un corteo, si tratta di tre persone in tutto. Ma, come sappiamo, la situazione è tale che un meno tre al Senato può mettere in discussione la sopravvivenza dell’esecutivo.

• Quindi siamo all’ultimo atto del governo Prodi?
Chi lo sa? Mastella ha detto che a questo punto ci vuole una verifica politica, per sapere se la maggioranza esiste ancora o no. E se non esiste – dice – bisogna andare subito alle elezioni. Mastella ha preso al balzo la palla di questa risoluzione ritirata perché minoritaria. Ma è infastidito soprattutto da Dini, che nei giorni scorsi ha fatto sapere di non voler entrare nel Partito democratico. «Da questo momento in poi» ha detto Dini «deciderò caso per caso se dare o no i miei voti a Prodi». Neanche Dini e diniani sono un corteo, però il governo è talmente debole... Ma questi guazzabugli le piacciono sul serio? Le racconterò allora una barzelletta: Pecoraro Scanio sostiene che se si digita su Google la frase «Mastella chiede le dimissioni del governo» escono in 0,23 secondi 75.600 risultati... [Giorgio Dell’Arti, Gazzetta dello Sport 20/9/2007]