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 2007  settembre 23 Domenica calendario

E’ scoppiata la guerra dei supermercati... • Cioè, cioè?Il padrone della Esselunga ha scritto un libro tremendo contro la Coop

E’ scoppiata la guerra dei supermercati...

• Cioè, cioè?
Il padrone della Esselunga ha scritto un libro tremendo contro la Coop. Ha presentato il libro alla stampa l’altro giorno. Subito dopo è andato dal magistrato e ha trasformato il libro in una denuncia contro il concorrente. Panorama ci ha fatto la copertina, i quotidiani paginate intere.

• Che cosa dice questo padrone della Esselunga? A proposito, chi è?
Bernardo Caprotti, 82 anni. Un bel vecchio che ha sempre tenuto a distanza i giornalisti, legge Shakespeare e Molière in lingua originale e dice di se stess «Non sono che un droghiere». l’uomo che mezzo secolo fa ha portato i supermercati in Italia, insieme con Nelson Rockefeller. Il solo fatto che avrebbe tenuto una conferenza stampa ha indotto tutti a credere che si accingeva a uscire di scena e vendere i supermercati. Invece c’era questo libro.

• Di che si tratta?
Falce e carrello, editore Marsilio. In copertina si vede un carrello di supermercato riempito di euro. Dentro si dice, più o meno, che la Coop è una cupola. L’accusa è imperniata su quattro capisaldi: la Coop (stiamo riassumendo il libro) è talmente contigua al partito principe della sinistra (prima il Pci, poi il Pds, quindi i Ds e domani il Partito democratico) da dar vita con detto partito a un unico soggetto, una chimera o addirittura un ircocervo, cioè l’insieme di due cose che non potrebbero e non dovrebbero stare insieme. L’unicità del soggetto rende possibile il secondo capo d’accusa: le Coop mettono in atto ogni sorta di colpi bassi per impedire ai concorrenti di metter piede in casa loro. Per “casa loro” intendiamo le città dove il partito principe della sinistra governa, tipo Genova o Bologna. Terzo capo d’accusa: la Coop fa concorrenza sleale, perché, pur essendo un colosso dell’economia (50 miliardi di fatturato, più del 3 per cento del Pil), approfitta di una legge che è stata concepita per piccoli gruppi di lavoratori che, mettendosi insieme, vogliono solo guadagnarsi da vivere. Per questo la nostra legge prevede agevolazioni enormi per le cooperative, che pagano nettamente meno tasse dei concorrenti. La ragione in teoria è giusta, dato che il fine di una cooperativa è altamente sociale. Ma che dire se poi si adopera quel sistema per costruire un gigante del capitalismo? Per esempio, nel 2005 su 98 milioni di utile, Unicoop Firenze ne ha versati al fisco solo 8. Un’altra azienda ne avrebbe dovuti tirar fuori una quarantina! La quarta accusa riguarda l’inopinata attività bancaria svolta dalle Coop: raccolgono soldi dai loro clienti-soci e li investono guadagnando molto bene: l’anno scorso 11,4 miliardi con un ritorno di 283 milioni. Solo che questa attività finanziaria non è sottoposta alla vigilanza della Banca d’Italia, dato che le Coop sono «un’altra cosa». E questo permette di pagare meno tasse e di avere grandi vantaggi al momento di saldare l’Irap. Il risparmio su queste voci sarebbe stato nel 2006 di dodici milioni.

• Questo, però, permetterà alla Coop di far pagare meno la sua merce, no?
Beh, c’è un’indagine freschissima di Altroconsumo dalla quale si evince il contrario. Il mese di riferimento è settembre 2007, cioè adesso. I rilevatori assegnano 100 al supermercato dove la merce è meno cara, 101 al secondo e così via. Esselunga risulta il supermercato più economico, cioè ha l’indice 100. Ipercoop ottiene un 105. Coop è ultima con 110, cioè è la più cara di tutti. Caprotti – per farle capire il personaggio – ha spiegato al Sole 24 Ore di essere andato personalmente a far la spesa a Ferrara e a Modena e di aver constatato differenze del 10 per cento tra i supermercati suoi e quelli della Lega, «che su un fatturato come il nostro – 10 mila miliardi di vecchie lire – fa la bella differenza di mille miliardi».

• E quelli della Coop come rispondono?
Annunciano querele. Aldo Soldi, capo dell’Associazione Nazionale Cooperative Consumatori, ha detto: «Si lamenta uno degli uomini più ricchi del paese». Significa: se siamo così cattivi, com’è che hai potuto accumulare tutti quei denari? La risposta però non è giusta. Uno può essere ricco e avere ragione. E poi le Coop sono forse povere? D’altra parte l’Unione europea sta lavorando sul regime di favore di cui godono le nostre cooperative, che considera non in linea con le regole della Comunità. Quanto al nesso politico, Caprotti nel libro ricorda un episodio dell’anno scorso non proprio gradevole: Prodi era da Vespa a Porta a porta e se ne uscì con la dichiarazione che il suo governo – vinte le elezioni – avrebbe studiato un modo «per mettere insieme Esselunga e Coop». Buffo annuncio in campagna elettorale, no? Soprattutto se il concorrente, peraltro in ottima salute, ha 82 anni.  [Giorgio Dell’Arti, Gazzetta dello Sport 22/9/2007]