30 giugno 1992
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Paolo Borsellino: «Siamo cadaveri che camminano»
• In
un appartamento segreto a Roma Paolo Borsellino, Vittorio
Aliquò ed
Antonio Manganelli iniziano a stilare un verbale delle
dichiarazioni
del collaboratore di giustizia Leonardo Messina che illustra la centralità
degli appalti pubblici nel sistema che lega in Sicilia i mafiosi, i politici e
gli imprenditori. In questo settore un ruolo chiave è rivestito da Angelo
Siino, detto “il ministro dei lavori pubblici di Cosa nostra”. Inoltre Messina
cita esplicitamente il gruppo Ferruzzi come uno dei punti referenti
imprenditoriali di Cosa nostra: “Riina è interessato alla Calcestruzzi spa, che
agisce in campo nazionale” [Lo Bianco-Rizza 2009]
• Paolo
Borsellino viene intervistato da Lamberto Sposini per il Tg5.
Dopo la
morte di Falcone come è cambiata la vita di Borsellino?
«La mia vita è
cambiata innanzitutto perché, dalla morte di questo mio vecchio amico e
compagno di lavoro. È chiaro che io sono rimasto particolarmente scosso e
sono ancora impegnato, a un mese di distanza, a recuperare tutte le mie
possibilità operative sulle quali il dolore ha inciso in modo enorme (...)».
Posso chiederle
se lei si sente un sopravvissuto?
«Guardi, io
ricordo ciò che mi disse Ninnì Cassarà allorché ci stavamo recando assieme
sul luogo dove era stato ucciso il dottor Montana alla fine del luglio del
1985, credo. Mi disse: “Convinciamoci che siamo dei cadaveri che camminano”. L’espressione
di Ninnì Cassarà io potrei anche ripeterla ora, ma vorrei poterla ripetere
in un modo più ottimistico. Io ho sempre accettato rischio del lavoro che
faccio, del luogo dove lo faccio e, vorrei dire, anche di come lo faccio. Lo
accetto perché ho scelto, ad un certo punto della mia vita, di farlo e potrei
dire che sapevo fin dall’inizio che dovevo correre questi pericoli. La
sensazione di essere un sopravvissuto e di trovarmi, come viene ritenuto,
in estremo pericolo, è una sensazione che non si disgiunge dal fatto che io credo
ancora profondamente nel lavoro che faccio, so che è necessario che lo faccia,
so che è necessario che lo facciano tanti altri assieme a me. E so anche che
tutti noi abbiamo il dovere morale di continuarlo a fare senza lasciarci
condizionare dalla certezza che tutto questo può costarci caro».