La Gazzetta dello Sport, 26 settembre 2007
In Birmania vige il coprifuoco, l’esercito schierato controlla i monaci e le altre migliaia di manifestanti, il mondo teme che sia imminente un altro massacro
In Birmania vige il coprifuoco, l’esercito schierato controlla i monaci e le altre migliaia di manifestanti, il mondo teme che sia imminente un altro massacro.
• Lei dice “Birmania”, ma dovrebbe dire Myanmar.
Resisto all’idea di adottare la denominazione ufficiale di “Myanmar”. È il nome che scelse l’attuale giunta, in sostituzione del vecchio “Birmania”, per ingraziarsi i Karen e gli Shan, due etnie molto importanti del paese. “Birmania” era il nome che aveva scelto l’etnia Bamar, al governo fino alla fine degli anni Ottanta. “Myanmar” è la denominazione diffusa dai mongoli, che invasero il paese otto secoli fa e che non si riferisce a nessuna minoranza in particolare. Sarebbe perciò un termine neutro se non fosse poi stato adottato dal generale Than Shwe e dalla cricca di generali della giunta attuale. I Karen e gli Shan sono nel frattempo diventate due etnie perseguitate, i cui membri devono scappare in Thailandia per aver salva la vita.
• Che è successo adesso che si vedono sfilare addirittura i monaci?
A metà agosto, la giunta ha inopinatamente aumentato di cinque volte il prezzo di benzina, gas da cucina e riso. La gente è scesa in strada a protestare. A Pakokku, nella Divisione settentrionale di Magawe, s’è mescolato ai manifestanti anche un giovane monaco buddista. Quelli dell’Usda – privati cittadini che fanno i picchiatori per conto del governo – lo hanno allora bloccato, legato a un lampione e pestato fino a renderlo moribondo. Fanno parte dell’Usda anche galeotti che il governo libera apposta perché menino le mani.
• Ma non è strano che dei monaci buddisti facciano politica?
Durante la guerra del Vietnam arrivavano spesso immagini di monaci buddisti (bonzi) che s’erano dati fuoco sulla pubblica piazza per protestare contro l’invasione americana. Facevano sull’opinione pubblica mondiale un’impressione colossale e contribuirono a creare lo stato d’animo planetario che costrinse gli americani alla pace. Adesso potrebbe accadere lo stess ieri s’è pronunciato Bush, con un discorso molto duro in cui ha chiesto che alla Birmania siano comminate sanzioni economiche. Mi si stringe il cuore davanti all’espressione “sanzioni economiche”: i birmani sono tra i popoli più poveri del mondo, il 90 per cento campa con un dollaro al giorno. In ogni caso la comunità internazionale s’è pronunciata in favore dei monaci, la presidenza portoghese dell’Unione europea ha manifestato solidarietà al «popolo di Myanmar». Anche i cinesi – che hanno finora protetto il regime – hanno mandato in giro un comunicato sibillino, dove non si dà addosso ai manifestanti.
• Ci saranno dei morti?
Il governo ha paura. I monaci sfilano da otto giorni. Prima poche decine, sabato scorso, già in mille. Sabato hanno compiuto una trasgressione forte: sono andati a sfilare e cantare davanti alla casa di Aung San Suu Kyi. Questa signora di 62 anni aveva vinto con l’82 per cento dei voti le elezioni democratiche del 1990, le prime dopo trent’anni, indette in seguito al susseguirsi drammatico di grandi manifestazioni studentesche. La giunta militare però si rifiutò di consegnarle il potere e, mentre a Stoccolma le davano il Nobel per la pace, massacrarono tremila oppositori e misero Aung agli arresti, trasformato solo da pochi anni in domiciliari. Ebbene i monaci sono andati a marciare e a pregare davanti a casa sua e lei, incurante della pioggia torrenziale, è uscita in strada e ha pregato con loro e con la piccola folla di mille cittadini che aveva accompagnato i religiosi. Le guardieche tengono Aung prigioniera hanno avuto l’ordine di non intervenire, perché la giunta sa bene che toccare i monaci può costare molto caro. Ma la sola apparizione di questa donna ha provocato in tutto il paese una grande emozione. Il giorno dopo i manifestanti sono diventati diecimila e in mezzo a loro si sono viste anche le suore buddiste senza capelli dalla caratteristica tunica rosa.
• Adesso però la giunta ha stabilito il coprifuoco e mandato due divisioni a presidiare la città.
Sì, nel quartiere di Botataung, dove terminano tutti i cortei. Otto camion carichi di poliziotti in assetto antisommossa. Scudi, manganelli, fucili e tutto l’armamentario che abbiamo già visto troppe volte. E non si può uscire dalle nove di sera alle otto di mattina. Sarebbe stata richiamata la 22esima divisione, finora adibita al controllo dello Stato Karen. I militari avrebbero anche acquistato tremila tonache da monaco per infiltrare provocatori travestiti in mezzo ai manifestanti. Tutti provvedimenti che, a quanto pare, non hanno spaventato i monaci. Ieri, mentre i militari mandavano le camionette, i religiosi innalzavano le bandiere col pavone da combattimento, emblema della lotta studentesca del 1988.
[Giorgio Dell’Arti, Gazzetta dello Sport
25/9/2007]