28 maggio 1992
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Borsellino rifiuta il posto di Falcone
• A pochi giorni dalla morte di Giovanni Falcone, il suo amico, «amico da quando avevano i calzoni corti», Paolo Borsellino decide di partecipare, nonostante il dolore, alla presentazione del libro di Pino Arlacchi Gli uomini del disonore. A Roma, al tavolo della conferenza, oltre a Borsellino siedono il ministro degli Interni, Vincenzo Scotti; Claudio Martelli, ministro della Giustizia; il capo della Polizia Vincenzo Parisi. «La sala è stracolma, c’è’ fortissima commozione, le immagini della strage di Capaci sono nella mente di tutti. Dal pubblico una voce domanda: “Dottor Borsellino, prenderebbe il posto di Giovanni Falcone alla superprocura?”. Il giudice è teso, nel silenzio più assoluto replica con la risposta più logica: “No, non ne ho intenzione”. Interviene il ministro Scotti: “Lo candido io. Con il collega Martelli abbiamo chiesto al Csm di riaprire i termini del concorso e invito formalmente Borsellino a candidarsi”. Il giudice non si scompone ma dal suo viso trapela una indignazione senza confini. Nessuno gli ha detto nulla, e se qualcuno lo avesse interpellato avrebbe impedito quella dichiarazione. Chiamarlo in causa come successore di Falcone tocca sentimenti troppo intimi e significa soprattutto esporlo ancora di più come bersaglio ai macellai di Cosa nostra». [Antonio Troiano, Cds 16 gennaio 1994]