Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 1992  maggio 28 Giovedì calendario

Borsellino rifiuta il posto di Falcone

• A pochi giorni dalla morte di Giovanni Falcone, il suo amico, «amico da quando avevano i calzoni corti», Paolo Borsellino decide di partecipare, nonostante il dolore, alla presentazione del libro di Pino Arlacchi Gli uomini del disonore. A Roma, al tavolo della conferenza, oltre a Borsellino siedono il ministro degli Interni, Vincenzo Scotti; Claudio Martelli, ministro della Giustizia; il capo della Polizia Vincenzo Parisi. «La sala è stracolma, c’è’ fortissima commozione, le immagini della strage di Capaci sono nella mente di tutti. Dal pubblico una voce domanda: “Dottor Borsellino, prenderebbe il posto di Giovanni Falcone alla superprocura?”. Il giudice è teso, nel silenzio più assoluto replica con la risposta più logica: “No, non ne ho intenzione”. Interviene il ministro Scotti: “Lo candido io. Con il collega Martelli abbiamo chiesto al Csm di riaprire i termini del concorso e invito formalmente Borsellino a candidarsi”. Il giudice non si scompone ma dal suo viso trapela una indignazione senza confini. Nessuno gli ha detto nulla, e se qualcuno lo avesse interpellato avrebbe impedito quella dichiarazione. Chiamarlo in causa come successore di Falcone tocca sentimenti troppo intimi e significa soprattutto esporlo ancora di più come bersaglio ai macellai di Cosa nostra». [Antonio Troiano, Cds 16 gennaio 1994]