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 2007  ottobre 01 Lunedì calendario

Rispondiamo, come ogni lunedì, alle lettere dei lettori. • Il lettore Lorenzo Limonta vorrebbe che in Birmania si facesse come per l’Iraq: trovare una scusa per mandare i soldati

Rispondiamo, come ogni lunedì, alle lettere dei lettori.

• Il lettore Lorenzo Limonta vorrebbe che in Birmania si facesse come per l’Iraq: trovare una scusa per mandare i soldati. 
In Iraq l’Onu non volle intervenire e Bush decise di far da solo, assumendosi una responsabilità enorme e sapendo bene che la scusa delle armi di distruzione di massa prima o poi sarebbe stata smascherata. Benché la Casa Bianca si sia molto esposta a favore dei ribelli birmani e la stessa moglie del presidente, Laura, capeggi il più forte movimento di condanna dei generali al potere, è impensabile un passo unilaterale di chiunque. La Birmania è area di influenza cinese, contesa dagli indiani. A parte i commerci, c’è la questione – militare – dello sbocco al mare. Andare a infilare un dito in quell’ingranaggio, da parte di qualunque paese occidentale, significherebbe aprire la più grande crisi politica della storia. I cinesi stanno lavorando dietro le quinte per spaccare la giunta, trovare un nuovo leader, calmare gli animi di religiosi e popolazione, salvare la faccia davanti alla comunità mondiale e ripartire con un altro regime dittatoriale, magari un filino meno terribile.

• Il lettore Rino Contesto ha sentito dire a Veltroni che un milione di votanti per le primarie del Pd sarebbe un grande successo. Vuol sapere lei che ne pensa.
Impossibile rispondere. Prodi ne ebbe quattro milioni, ma si sceglieva il leader per le politiche. Forse un milione è effettivamente poco. Forse Veltroni mette un minimo le mani avanti.

• Gianni Affogalasino, da Bergamo, dice che almeno si potrebbe rimettere, nella legge elettorale, la preferenza.
Mi pare veramente l’ultimo dei problemi. Anche con le preferenze, i partiti hanno sempre mandato in Parlamento chi volevano loro.

• Francesco Betti, volontario dell’Associazione Italiana Zingari Oggi, le chiede conto del rosso che è stato messo sulle parole “zingari” ed “esodo” nella nostra conversazione di giovedì scorso. E vuole anche sapere perché abbiamo pubblicato una foto dei rom in mezzo all’immondizia. Ci rimprovera perché «così facendo si inculca nelle persone l’idea che i rom siano qualcosa da temere». Betti pensa che lei e la Gazzetta siate stati nell’occasione “maliziosi”.
I colpi di colore sui titoli sono una caratteristica grafica della Gazzetta e hanno il solo scopo di render la pagina più gradevole e più evidente l’argomento di cui si tratta. L’immondizia nella foto è purtroppo ovvia: i rom sono di solito sporchi e vivono in contesti degradati. La questione se i rom siano da temere è interessante: mentre è ovviamente ben venuto ogni sforzo per comprendere meglio questo popolo tanto antico, è altrettanto ben venuto uno sforzo reciproco da parte dei rom per capire quest’altro popolo molto antico che siamo noi e in mezzo al quale, si direbbe, i rom desiderano vivere. Caro Betti, è orgoglioso o no di far parte di un popolo molto antico, cioè il nostro? Io sì. Finché gli zingari si rifiutano di capire me e la comunità a cui appartengo ne avrò paura. E passerò inevitabilemente dalle parti della stazione di Milano o di Roma tenendo ben stretta la borsa e ben chiusa la tasca che ospita il portafoglio.

• E’ arrivata questa precisazione dalla Rappresentanza milanese della Commissione europea.
Sì, il dottor Matteo Fornara ci chiarisce la faccenda della libera circolazione degli zingari in Europa. Non dipende dall’accordo di Schengen, come avevamo creduto e scritto, ma da un difetto nostr l’Unione europea ha infatti stabilito che Schengen non si estende ancora ai dodici paesi dell’Europa centrale e orientale di recente adesione (Bulgaria, Cipro, Repubblica Ceca, Estonia, Lettonia, Lituania, Malta, Polonia, Romania, Slovacchia, Slovenia e Ungheria) per i trasferimenti dei cui cittadini sono previsti «criteri precisi legati al lavoro o alla disponibilità economica per sé e la famiglia». Solo che questa legge varata da Bruxelles ha poi bisogno di un regolamento attuativo, e questo l’Italia non l’ha ancora varato. Perciò gli estoni o gli ungheresi vanno e vengono come vogliono e idem per i rumeni e, tra questi, per gli zingari. Ricordiamo che il trattato di Schengen permette la libera circolazione nell’area comprendente Austria, Belgio, Danimarca, Finlandia, Francia, Germania, Grecia, Islanda, Italia, Lussemburgo, Norvegia, Olanda, Portogallo, Spagna, Svezia. I dodici ultimi venuti non avranno accesso alla medesima libertà «fino a quando l’Unione europea non riconoscerà loro il diritto per farlo». [Giorgio Dell’Arti, Gazzetta dello Sport 30/9/2007]