La Gazzetta dello Sport, 6 ottobre 2007
Il ministro Padoa-Schioppa, parlando l’altro giorno a deputati e senatori delle Commissioni Bilancio, ha tirato fuori la parola “bamboccioni”, per descrivere quei giovani che insistono a vivere con mamma e papà avendo magari già 30 o 35 anni
Il ministro Padoa-Schioppa, parlando l’altro giorno a deputati e senatori delle Commissioni Bilancio, ha tirato fuori la parola “bamboccioni”, per descrivere quei giovani che insistono a vivere con mamma e papà avendo magari già 30 o 35 anni. «In Finanziaria daremo mille euro l’anno a chi ha un reddito basso e vive in affitto. Un piccolo incoraggiamento a quei bamboccioni che non se ne vanno mai di casa».
• Io mi sento offeso. I bamboccioni esistono perché non c’è lavoro o, se c’è, ti dànno due lire e dopo pochi mesi ti buttano fuori.
Hanno reagito come lei parecchi politici, sia dell’opposizione che della maggioranza. Ma l’espressione è gustosa: il bamboccione sarebbe il mammone, un tipo italiano, che Alberto Sordi ci ha fatto vedere in parecchi film. Alberto Sordi aveva anche una canzonetta in repertorio che si intitolava: “Mammetta” e diceva “O mammettina, mammettina miaaa...”.
• Lei mi sta facendo venire i nervi. Il bamboccione non esiste, esistono giovani che cercano lavoro e non lo trovano e per questo non se ne possono andare di casa.
E’ vero. Ma è solo un aspetto del problema. Ieri – con la scusa del bamboccione – siamo stati sommersi di cifre. Le do solo queste: il 59% degli under 35 italiani vive con i genitori. In Grecia sono il 27%, in Francia il 23%, in Germania il 16,5%, in Finlandia il 12%. Le chiedo: è solo colpa del mercato del lavoro brutto e cattivo, o c’è anche un concorso di mentalità, di cultura? Prima di rispondere stia a sentire quello che viene fuori da quest’altra ricerca, recentissima, pubblicata da Arnstein Aassve, economista norvegese dell’università di Essex: ha messo a confronto lo stato di benessere dei giovani che escono di casa e dei giovani che se ne vanno. Tra i giovani che, nella fascia 20-24 anni, stanno a casa, quelli dell’Europa settentrionale sono meno poveri di quelli dell’Europa meridionale. Tra quelli che escono situazione rovesciata: gli europei del Sud che vivono per conto loro nella fascia 20-24 sono più ricchi dei loro coetanei che vivono per conto loro nel Nord Europa. Andando a vedere che succede quando questi ”indipendenti” raggiungono i 30 anni d’età si scopre però che il gruppo del Nord è diventato più ricco del gruppo del Sud. Lei che conclusioni ne trae? Io queste: che chi si mette per conto proprio al Nord lo fa soprattutto per migliorare la propria condizione e, a forza di sbattere la testa al muro (perché il mondo fuori di casa è comunque brutto), conquista una sua qualche posizione. Quelli del Sud invece escono di casa solo se sono abbastanza ricchi e cioè se se lo possono permettere. La spinta a salire è minore. Il risultato a 30 anni è più deludente. I giovani del Sud parrebbero più mosci di quelli del Nord.
• Scusi, ma perché un giovane dovrebbe andar via di casa se non ha un lavoro, una sistemazione certa, eccetera?
E’ il ragionamento che fanno tante famiglie. Secondo me è sbagliato, e chi ragiona così guarda troppo allo stipendio immediato e troppo poco alla prospettiva. Anche se il nostro è un Paese tremendo con i giovani, bisogna pure però che i giovani si diano da fare. Cioè sentano la fame di fare strada. Che il mercato del lavoro c’entri fino a un certo punto è dimostrato da questo: gli ultratrentenni maschi che vivono in casa sono il 36,5%; le ultratrentenni femmine solo il 18,1%. Le donne se ne vanno prima, le donne sono più sveglie, le donne hanno più voglia di mettersi in gioco.
• Non ci sono leggi che incoraggiano le assunzioni dei giovani, eccetera?
Poca roba. Ma le istituzioni hanno generalmente una mentalità mammista, se capisce quello che voglio dire. Ci sono sentenze della Cassazione, anche di quest’anno, che io giudico stupefacenti. Per esempio: in vari pronunciamenti la Suprema corte stablisce che i genitori devono mantenere i figli maggiorenni quando guadagnano poco oppure quando non trovano un lavoro coerente con aspirazioni e titolo di studio. Naturalmente il rifiuto del figlio a fare il cameriere se è laureato in Giurisprudenza è difeso dalla Cassazione solo se «compatibile con le condizioni economiche della famiglia». Il che è enorme, se ci pensa: i figli dei poveri, anche se plurilaureati, devono accontentarsi di quello che trovano, mentre i figli dei ricchi possono pretendere di essere mantenuti da papà.
• C’era un film, mi pare, sul figlio che non se ne voleva andare di casa.
Tanguy, francese. E anche l’americano A casa con i suoi, con Sarah Jessica Parker. Il problema dei bamboccioni, infratti, è arrivato anche negli Stati Uniti. [Giorgio Dell’Arti, Gazzetta dello Sport 5/10/2007]