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 2007  ottobre 07 Domenica calendario

I comuni italiani continuano ad adoperare gli autovelox come degli esattori fiscali: piazzate in punti strategici e di solito poco visibili, le macchinette arricchiscono ogni anno le casse cittadine di più di un miliardo di euro, duemila miliardi delle vecchie lire

I comuni italiani continuano ad adoperare gli autovelox come degli esattori fiscali: piazzate in punti strategici e di solito poco visibili, le macchinette arricchiscono ogni anno le casse cittadine di più di un miliardo di euro, duemila miliardi delle vecchie lire.

• Ancora con questa storia? Ne avevamo già parlato e come noi ne avevano parlato tanti altri... Non è successo niente?
Assolutamente niente. I dati della stradale relativi al primo semestre dell’anno mostrano anzi che il numero delle multe accertate attraverso i misuratori di velocità è aumentato del 21,5 per cent 565.376 verbali contro i 465.124 del 2006. Non risulta invece che gli automobilisti, quest’anno, abbiano guidato in modo più spericolato rispetto al 2006.

• E allora da che dipende? Sempre dagli autovelox?
Sì, dagli autovelox, dai Tutor che sono stati sistemati in autostrada e da una tenace strategia della fregatura, messa in atto dalle amministrazioni comunali per prender soldi. Questa strategia viene messa in atto col sistema di piazzare gli autovelox o i Tutor in tratte dove è assurdo andar piano, dove anzi si va veloci per forza e quasi senza accorgersene. Il comune più celebre per questo trucco è Santa Luce in provincia di Pisa, diventato famosissimo perché ha messo l’autovelox su un rettilineo di ottocento metri che sta nel suo territorio e dove è impossibile rallentare (Santa Luce, grazie a questo marchingegno, ha il record degli incassi da multe per abitante). Santa Luce non è comunque il solo a fare quello che fa: sull’autostrada della Cisa, tra Parma e il valico, «c’è una tratta di diversi chilometri ricostruita su nuova sede stradale con nuovi viadotti e curve larghe e con un limite di 100 chilometri all’ora. In autostrada si dovrebbe pagare un pedaggio per andare veloci, mentre sempre più spesso capita di trovare limiti restrittivi nei nuovi tratti rispetto a quelli vecchi». Stiamo citando il lettore Michele Caforio, che ha segnalato anche «un tratto della Bologna-Firenze completamente rinnovato, a tre corsie con gallerie rifatte, senza alcun lavoro in corso e un limite di velocità costante di 90 all’ora, come su una normale statale». Il lettore osserva o che bisogna andar piano perché queste strade non sono sicure e quindi i soldi per costruirle – essendo nuovissime – sono stati spesi male. Oppure che i limiti non hanno niente a che fare con la sicurezza e sono stati messi solo per far soldi. difficile dargli torto.

• Beh, le multe danno fastidio anche a me e sono convinto pure che parecchi sindaci ci marcino. Però che facciano bene alla sicurezza mi sembra difficile da contestare.
Non è mica detto. Anzi fino ad ora nessuno ha costruito un modello matematico che provi scientificamente la relazione tra velocità e incidenti. Certi studi sostengono che l’eccesso di velocità c’entra di sicuro solo nel cinque per cento degli scontri. E i dati dell’epoca Ferri, il ministro del 110 all’ora, dimostrerebbero il contrari i limiti di velocità aumentano il numero di incidenti. Infatti nel 1989 (prima di Ferri) i morti per incidenti stradali furono pari a 12 ogni centomila abitanti, nel 1990 – a limite di velocità in vigore – salirono a 12,4, nel 1991 a 14, nel 1992 a 14,1.

• Quindi lei sarebbe favorevole all’abolizione di ogni limite di velocità.
Beh, in Germania il limite di velocità non c’è. In ogni caso, la questione è se l’autovelox sia tollerabile e che tipo di mentalità politica riveli. Piero Ostellino sul Corriere della Sera ha dedicato a questa faccenda tre articoli pieni di considerazioni intelligenti e di notizie piuttosto straordinarie. La notizia che mi pare più straordinaria è questa: in Italia il sistema di organizzare un incrocio attraverso una rotonda è arrivato con vent’anni di ritardo «perché la rotonda incarna il ”principio di responsabilità” (l’automobilista si autogestisce), mentre il semaforo incarna il “principio di autorità” (è lo Stato che dice che fare)». Io sono d’accordo.

• Mi pare uno di quei colpi di cervello tipici degli intellettuali.
Non è vero, tradisce invece una concezione del cittadino storicamente radicata nei nostri governanti. La stessa per cui, invece di darci un po’ di soldi in più tutti i mesi, ce li mettono da parte e ce li consegnano alla fine come Tfr: il concetto è che da soli non saremmo capaci di far risparmi. Idem per l’autovelox: invece di perseguire lo scopo di farci rallentare in prossimità di un pericolo avvertendoci quindi dell’esistenza della macchinetta, ce la piazzano alle spalle per fregarci. Tipico di uno Stato che si sente cretinamente padrone di sudditi-bambini, rassegnati a subirne di tutti i colori. [Giorgio Dell’Arti, Gazzetta dello Sport 6/10/2007]