La Gazzetta dello Sport, 10 ottobre 2007
Le donne di Treviso, a quanto pare, potranno girare in burqa, cioè bardate da capo a piedi in modo da non essere riconoscibili
Le donne di Treviso, a quanto pare, potranno girare in burqa, cioè bardate da capo a piedi in modo da non essere riconoscibili...
• Tipo le musulmane?
Bravo lei, la faccenda riguarda proprio le musulmane, anche se, in teoria, a questo punto chiunque si può mettere il burqa e andarsene in giro. Il prefetto ha detto che si può. Il burqa – casomai non lo sapesse – è uno dei tanti veli a disposizione delle donne musulmane che credono di doversi coprire in base a certe sure – certi versetti – del Corano. E in base, molte volte, a quello che pretendono i mariti. Il burqa è un mantello che copre completamente la testa, il viso e il corpo. Cioè della persona che lo indossa non si vede niente. All’altezza degli occhi ci sono due buchi protetti da una retina. più o meno come il chador, che copre il corpo fino ai piedi. “Burqa” è parola afgana e le donne di quel paese lo portano in genere di colore azzurro. “Chador” invece è il termine iraniano ed è di solito nero. Ci sono altri tipi di velo – il hijab, che è praticamente il foulard che si mettono le nostre donne quando credono di avere i capelli in disordine, la shayla, il khimar – tutti copricapo che lasciano scoperto il viso e dunque non creano problemi. Su chador e burqa, invece, il problema c’è.
• Mica puoi andare in giro mascherato.
Queste sono le parole che adopera in genere Giancarlo Gentilini, che è il vero sindaco di Treviso qualunque carica abbia (adesso fa il vice). Nel 2004 emise un’ordinanza in base alla quale i vigili che si fossero imbattuti in una donna col burqa avrebbero dovuto portarla in questura. Aggiunse: «Il burqa è una mascherata permessa a Carnevale, ma che non può essere tollerata tutti i giorni dell’anno». Anche se faceva la voce grossa, Gentilini stava semplicemente applicando la legge 152/75 che «vieta la circolazione in luogo pubblico a soggetti travisati senza giustificato motivo». Gentilini – che razzola molto meglio di quel che predica – stava applicando una legge di Roma.
• Lei ha detto che il prefetto di Treviso ammette invece che girare in burqa si può? E come può sostenerlo, se c’è questa legge dello Stato?
Il prefetto di Treviso, dottor Vittorio Capocelli, ha incontrato i rappresentanti della Consulta dell’immigrazione, dell’associazione Migrantes, della questura e della prefettura. Sul tavolo la questione del burqa. Le musulmane osservanti vogliono indossarlo quando escono di casa. I loro mariti, addirittura, lo pretendono. La legge italiana lo vieta. Il prefetto avrebbe trovato, forse, una soluzione di mezz le donne vadano pure in burqa, ma se un rappresentante delle forze dell’ordine le ferma, si svelino e si lascino identificare. Applausi di Rosy Bindi, critiche feroci invece della Pollastrini e di Borghezio. Critiche anche dal ministro Amato, attraverso il suo portavoce, mentre Rifondazione è d’accordo col prefetto. Cioè, anche in questo caso, la maggioranza si è divisa. A Treviso ci sono stati in passato i casi di una marocchina e di una bengalese in burqa che, fermate, rifiutarono di scoprirsi. Bisognò portarle in questura e farle identificare da una poliziotta.
• Non riesco a immaginare donne in burqa che girano per una nostra città. Anche le liceali dovrebbero andare a scuola velate, no?
Sicuro. La prova l’ha fatta la giornalista Marina Terragni, andando in giro col vel «Tutti si girano a guardarmi. Si avvicina un pensionato dall’aria grintosa: “Chi sei? Fammi vedere se sei una donna”. Accelero il passo. “Togliti quella roba e fammi vedere”. Mi infilo nel mercato al coperto, lì conosco tutti. ancora vuoto, hanno aperto da poco. I bottegai si sporgono dai banchi, si chiamano tra lor “Guarda che roba!”. “E chi è, Belfagor?”. Vado in un bar, una vecchia torrefazione frequentabile anche dalle signore. A un tavolo c’è un gruppo di uomini. Un bel ragazzo con l’aria un po’ tossica lancia un ponte di solidarietà tra sfigati: ”Parli italiano? Certo che ci vuole un bel coraggio”. “E levati quella roba di dosso”, dice un altro, più aggressivo. Il mio paladino lo zittisce: “Lasciala stare. Sono le loro leggi”. Vorrei abbracciarlo, è anche bello e biondo. Esco dal bar e vado quasi a sbattere conrto una coppia di nonne. “Oh mamma mia!”, si spaventano. “Ancamò?” (ancora?), dice una delle due. E tires via quel daoul, tirati via quel diavolo».
• Cioè gli italiani non si adatterebbero.
Il bello è che l’islamica più islamica di tutte – cioè Hamida al Attas – appena è all’estero butta via i veli e indossa completi-pantalone scuri di Chanel. Ah, lei non sa chi è? Ma, diamine, la mamma di Bin Laden.[Giorgio Dell’Arti, Gazzetta dello Sport 9/10/2007]