La Gazzetta dello Sport, 13 ottobre 2007
Al Gore ha vinto il premio Nobel per la Pace e forte del riconoscimento che arriva dopo l’Oscar (è la prima volta che qualcuno vince nello stesso anno Oscar e Nobel), potrebbe decidere di candidarsi alla Casa Bianca e contendere a Hillary Clinton la nomination democratica
Al Gore ha vinto il premio Nobel per la Pace e forte del riconoscimento che arriva dopo l’Oscar (è la prima volta che qualcuno vince nello stesso anno Oscar e Nobel), potrebbe decidere di candidarsi alla Casa Bianca e contendere a Hillary Clinton la nomination democratica...
• Ho sentito in tv che questo Nobel l’hanno vinto un migliaio di scienziati...
No, l’hanno vinto Al Gore e l’Ipcc, che si divideranno a metà il premio da un milione e mezzo di dollari (poco meno di un milione di euro). L’Ipcc è l’Intergovernmental Panel on Climate Change, un’organizzazione che raduna 2.500 scienziati di tutto il mondo e che studia il clima per conto dell’Onu. A Oslo a ritirare il premio andranno perciò in due, Al Gore e il presidente dell’Ipcc, l’indiano Rajendra Pachauri. Il comitato norvegese ha dato il suo imprimatur, con questo Nobel, alla tesi che il riscaldamento globale è opera dell’uomo e che l’Apocalisse è vicina. Mi auguro lei non creda che gli accademici di Stoccolma e di Oslo siano insensibili alle lobbies e privi di opinioni politiche.
• Lo sono?
Naturalmente, no. Diciamo che in generale inclinano a sinistra e soffrono di significative venature anticattoliche. Queste tendenze emergono soprattutto quando si tratta di assegnare i Nobel per la Pace e la Letteratura. Per la Letteratura: Doris Lessing, l’altro giorno, che è stata una femminista dura e una comunista dichiarata. E ancora prima, per esempio, la terribile Elfriede Jelinek oppure il nostro Dario Fo, un grande le cui idee politiche le saranno note. Quanto alla Pace, dice tutto l’assegnazione ad Arafat, nel 1994, e il rifiuto di riconoscere, nel 2003, la grande battaglia di Giovanni Paolo II: al papa fu preferita, piuttosto clamorosamente, la femminista iraniana Shirin Ebadi. Guardi che dico queste cose con animo sereno, non mi scandalizza affatto che svedesi e norvegesi siano orientati politicamente, non è realistico pretendere obiettività, imparzialità, indifferenza ai gruppi di interesse e di pressione di tutto il mondo da persone che distribuiscono ogni anno molti milioni di dollari e tanto prestigio. Questo senza negare che in tanti altri casi il premio è risultato indiscutibile ed è andato a personaggi davvero eccezionali.
• Al Gore è tra questi o no?
Beh, Al Gore ha vinto per la sua opera di ambientalista, concretizzatasi nel best-seller mondiale An Inconvenient Truth (Una verità scomoda) e nel film-documentario con lo stesso titolo che in febbraio gli ha fatto ottenere due Oscar. Gore si è dato molto da fare per sostenere che l’Apocalisse è vicina, perfettamente in linea con le cose che dice l’Ipcc. Sono tesi di parte e infatti proprio l’altro giorno il documentario di Gore è stato criticato per tendenziosità dall’Alta Corte di Londra, che ne ha permesso la diffusione nelle scuole solo a patto che i professori ne spieghino forzature e falsità (il giudice Burton ne ha trovate nove), e che alla proiezione sia presente almeno uno scienziato di idee opposte. Quanto all’Ipcc, ci siamo occupati molte volte delle sue tesi e non è il caso di ripetersi. Chiariamo invece che tutta l’azione di Gore ha una finalità politica precisa, quella di colpire Bush.
• Per andare alla Casa Bianca?
Al Gore venne battuto da Bush nell’elezione contestatissima del 2000. Come ricorderà, dopo un estenuante conteggio e riconteggio delle schede, la vittoria fu assegnata a Bush per una differenza di appena 537 voti. Un caso che fa ancora discutere l’America e il mondo, e per il quale Gore vuole certamente la rivincita. Il guaio è che sulla sua strada c’è Hillary Clinton.
• Al Gore non era il vice di Clinton? Non dovrebbero essere tutti amici?
Al Gore è stato il vice di Clinton dal 1993 al 2001. Non ho memoria di screzi particolari in quel periodo. Però quando poi Gore decise di correre contro Bush, Hillary si candidò al Senato a New York. Un libro, che uscirà tra qualche giorno e che l’edizione americana di Vanity Fair ha anticipato proprio ieri, racconta che la Clinton fece piazza pulita di tutti i finanziamenti, contrastando così la vittoria di Al Gore. I due Clinton andavano in giro e dicevano del vicepresidente qualche battutina poco felice, tipo: «Al è troppo rigido, sto cercando di farlo sciogliere un po’», detta da Bill e che lo fece subito calare nei sondaggi. Ieri Hillary ha diramato un lungo comunicato, pieno di felicitazioni e complimenti. Ma Al Gore non è ancora candidato. Se per caso dovesse scendere in campo davvero (come pare probabile) non aspettiamoci comunicati di zucchero, ma secchiate di fiele. [Giorgio Dell’Arti, Gazzetta dello Sport 12/10/2007]