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 2007  ottobre 19 Venerdì calendario

A Roma, dopodomani, Run for Food, corsa organizzata per ricordare il problema della fame nel mondo. Se ne svolgono di analoghe più o meno in tutte le capitali

A Roma, dopodomani, Run for Food, corsa organizzata per ricordare il problema della fame nel mondo. Se ne svolgono di analoghe più o meno in tutte le capitali. Il 22 fiaccolata oraria, cioè fuochi che si spostano di fuso orario in fuso orario, da Yokohama (Giappone) a Roma (Italia) passando per Erevan (Armenia), Lusaka (Zambia), Bratislava (Slovacchia), Quito (Ecuador). Sempre per tener desta l’attenzione sulla fame nel mondo.

• Tipica idea alla Veltroni, si direbbe.
Infatti, l’ha pensata e organizzata il Comune di Roma.

• Senta, ma mettiamo che io mi decida a dare un po’ di soldi a una di queste organizzazioni che dicono di aiutare gli africani... Come faccio a esser sicuro che i denari vengano adoperati effettivamente per sfamare...
Padre Zanotelli dice che non c’è modo. Padre Zanotelli è il padre comboniano che è stato missionario in Sudan dal 1964 al 1973 e tornato in Italia ha diretto il mensile Nigrizia attraverso il quale ha fatto, tra l’altro, conoscere gli scandali della cooperazione italiana in Africa. Gli scandali ci sono e ci sono stati e ancora pochi mesi fa una trentina di ong in tutta Europa sono state messe sotto inchiesta perché adoperavano i soldi destinati ai poveri in tutt’altro modo. Ma ecco quello che dice Zanotelli, ieri al telefon «Purtroppo non ci sono regole chiare e semplici da seguire. Di sicuro quando si affidano i soldi a grandi organizzazioni internazionali, buona parte di quei soldi vanno ad alimentare non gli affamati ma il carrozzone delle stesse organizzazioni. Mentre esistono piccole cooperative che fanno bene il loro lavoro. Per esser certi che i soldi non vengano rubati, ad ogni modo, bisogna controllare. Bisogna pretendere un rapporto con materiale fotografico che documenti quel che è stato fatto coi soldi. Dare i soldi senza poi controllare che fine fanno non serve a nulla. Anche se li consegnate a noi missionari, dovete pretendere un riscontro».

• Addirittura. Come sarebbe che i soldi dati per gli affamati servono al «carrozzone delle stesse organizzazioni»?
Beh, è cosa nota, per esempio, che il 50 per cento dei fondi destinati alla Fao, l’agenzia dell’Onu che si dedica al problema (Fao significa “Food and Agricultural Organization”, cioè Organizzazione per il Cibo e l’Agricoltura), finiscono in stipendi, rimborsi spese, trasferte degli stessi impiegati o funzionari, consulenze eccetera eccetera.

• Padre Zanotelli dice di controllare, di farsi mandare delle fotografie. Se ho dato i soldi per costruire un asilo, magari è possibile. Ma se ho adottato un bambino a distanza? Se abbiamo dato i soldi così, genericamente, per far del bene a favore di persone meno fortunate di noi?
Zanotelli: «In questo caso controllare è impossibile. Perciò bisognerebbe consegnare i soldi non a un’organizzazione, ma a una persona di cui ci si possa fidare. La gente non si fida più di nessuno, e ha ragione. Alcuni, se fanno un’adozione a distanza, vanno sul posto per controllare di persona che tutto si svolga correttamente. E’ uno sforzo in più che si chiede a chi vuol fare del bene, necessario in un mondo in cui non ci si può fidare di nessuno».

• Alla fine viene fuori che è meglio non dare soldi per aiutare gli affamati!
Sa che Uzodinma Ideala, uno scrittore africano laureato a Harvard e che vive tra Lagos e Washington (in Italia i suoi libri vengono pubblicati da Einaudi), ha scritto tre mesi fa un articolo su Repubblica intitolat «Caro Occidente, smetti di salvare l’Africa»? Uzodinma ce l’aveva con il nostro approccio mentale al problema e col fatto che lo affrontiamo – facendo fiaccolate o concerti – nel modo più banale e autoassolutorio. I nostri aiuti – così spettacolari (concerti, campagne stampa con poveri bambini neri ischeletriti) – hanno per madre il senso di colpa e per padre il senso di superiorità. Uzodinma: «Non c´è un solo africano che come me non apprezzi gli aiuti provenienti dal resto del mondo. Ma ci chiediamo fino a che punto quest’aiuto sia genuino, o se non venga dato nello spirito dell’affermazione di una superiorità culturale. Mi sento avvilito quando prendo parte a manifestazioni di solidarietà ove il conduttore recita l’intera litania dei disastri africani, prima di presentare qualche personaggio, per lo più bianco e facoltoso, che elenca le sue iniziative in favore dei poveri africani affamati». Iniziative che poi non sappiamo nemmeno che fine fanno, come ci ha spiegato padre Zanotelli. Sa, c’è quella vecchia frase di lord Peter Bauer, che è bene non dimenticare: «Gli aiuti consistono nel tassare la povera gente dei paesi ricchi e passare i soldi alla gente ricca dei paesi poveri». [Giorgio Dell’Arti, Gazzetta dello Sport 18/10/2007]