Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2007  ottobre 25 Giovedì calendario

Il Parlamento ha sfiduciato il presidente della Rai... • Cade Prodi?No, non cade Prodi e non cade neanche Petruccioli, il presidente della Rai

Il Parlamento ha sfiduciato il presidente della Rai...

• Cade Prodi?
No, non cade Prodi e non cade neanche Petruccioli, il presidente della Rai. Il fattaccio è successo in Commissione Parlamentare di Vigilanza...

• Sarebbe?
E’ la Commissione di 40 membri, formata da deputati e senatori (quindi “bicamerale”) che nomina quasi tutto il consiglio d’amministrazione e vigila (per questo si chiama di “vigilanza”) su quello che fa l’azienda, il contenuto dei programmi, eccetera. La Rai è giuridicamente un animale complicat il padrone, cioè l’azionista, è il ministero del Tesoro, nel nostro caso il ministro Tommaso Padoa-Schioppa. Il controllo politico è però esercitato dal Parlamento, attraverso questa commissione bicamerale. Il controllo gestionale è invece del consiglio d’amministrazione, nominato quasi tutto dalla medesima Commissione Parlamentare. Poi ci sono di direttori di rete (Raiuno, Raidue, Raitre) e via via tutta la struttura aziendale, il direttore generale, i capistruttura, i direttori dei tg, eccetera. Le caselle che governano questo falansterio sono riempite dal tempo dei tempi attraverso trattative estenuanti tra i partiti, trattative che possono riguardare, in certi casi, il singolo redattore o il singolo programmista. La lunga pratica politicante dentro l’azienda ha fatto sì che non vi sia più praticamente nessuno, in nessuna stanza, in nessun corridoio che non abbia un cartellino politico di qualche tipo. S’intende: compresa l’opposizione, della quale in qualche misura si tiene sempre conto anche in questi tempi di contrapposizioni frontali.

• Se è tutto così in equilibrio, che c’entra sfiduciare il presidente?
L’equilibrio è stato rotto – dice il centro-destra – dalla decisione di Prodi di defenestrare il consigliere Petroni e di sostituirlo col vecchio Fabiani, ex cattolico di sinistra e oggi veltroniano. Questo gesto avrebbe rotto l’equilibrio tra le parti. Cioè, nel Consiglio d’Amministrazione della Rai, i consiglieri del centro-sinistra sarebbero sovrarappresentati rispetto a quelli del centro-destra. In Commissione parlamentare era stata prima presentata una risoluzione dell’onorevole Beltrandi, che chiedeva l’azzeramento di tutto il consiglio. Poi lo stesso Beltrandi ha accettato di trasformarla in una richiesta di dimissioni del solo presidente. I venti parlamentari del centro-sinistra hanno abbandonato i lavori, i venti restanti hanno votato per le dimissioni. Sarebbe un voto non valido, perché non c’era la maggioranza dei membri, cioè mancava il numero legale. Senonché l’onorevole Lusetti, della Margherita, ha chiesto prima di uscire la verifica del numero legale. Chi chiede la verifica del numero legale viene contato tra i presenti anche se poi esce. Quindi i presenti erano formalmente 21, grazie all’assente Lusetti.

• E il presidente Petruccioli?
Non si dimette, perché la Commissione parlamentare ha il potere di nominarlo (con i due terzi dei voti) ma non quello di rimuoverlo. La risoluzione di sfiducia è un atto solo politico, un pio desiderio. E infatti Petruccioli in un comunicato ha precisato che non se ne va («finché non sarà nominato un successore»). Ma quello che è interessante è che tra i venti che gli hanno votato contro ci sono tre parlamentari della maggioranza: uno dell’Udeur, uno della Rosa nel Pugno e uno di Di Pietro. Cioè Prodi è stato tradito tre volte.

• Quindi adesso si dimette Prodi?
No, perché le conseguenze di quel voto sono solo politiche e il centro-sinistra sùbito raffreddato la temperatura dichiarando che è piccola cosa, banalità, false spallate del centro-destra eccetera. Aiutàti, in questo, dal fatto che in Senato – e sia pure con uno o due voti di vantaggio ottenuti grazie al voto dei senatori a vita (Andreotti, Colobo e la Montalcini vituperata da Storace) – il governo sta facendo passare il decreto fiscale. Ma la situazione è brutta: la maggioranza ha ritirato tutti i suoi emendamenti per non correre il rischio di vederseli bocciare, l’altro giorno il ministro Amato ha dovuto rinviare il cosiddetto pacchetto-sicurezza perché sia la Bonino che i ministri di sinistra hanno detto di non esser d’accordo, Bertinotti ha per la prima volta ipotizzato la caduta del governo e auspicato che, nel caso, si formi un esecutivo tecnico che faccia le riforme, Bossi ha dichiarato al Tg1 che l’aria è cambiata e si andrà presto alle urne, Veltroni ha fatto capire al Foglio che vuole le elezioni e le vuole subito. Napolitano ieri ha lanciato un altro appello ai partiti perché si accordino sulle riforme. Gli ha risposto Berlusconi: «Niente da fare. Bisogna votare». [Giorgio Dell’Arti, Gazzetta dello Sport 24/10/2007]