La Gazzetta dello Sport, 26 ottobre 2007
Padre Pio si procurava le stimmate con dell’acido fenico e della veratrina? quanto si deduce dal libro di Sergio Luzzatto, L’altro Cristo
Padre Pio si procurava le stimmate con dell’acido fenico e della veratrina? quanto si deduce dal libro di Sergio Luzzatto, L’altro Cristo. Padre Pio e l’Italia del Novecento, pubblicato da Einaudi (23 euro) e anticipato ieri dal Corriere della Sera. Il quale – citando frasi di papa Giovanni XXIII – accusa il frate di Pietrelcina di aver anche avuto rapporti troppo disinvolti con le fedeli.
• Mi sta dicendo che Padre Pio non era quel che sembrava?
Padre Agostino Gemelli – quello che ha fondato l’ospedale – venne mandato a ispezionare le stimmate di Padre Pio. Padre Pio si rifiutò di mostrargliele dicendo che il Vaticano non l’aveva autorizzato. Padre Gemelli, nel suo rapporto, scrisse che le stimmate erano frutto di «autolesionismo» e «isteria». Anche se il santo gode di una popolarità immensa e di un grande stuolo di fedeli, ci sono quelli che ce l’hanno sulle scatole anche tra i cattolici: per dire, uno che non lo può soffrire è Andreotti, che gli preferisce fra’ Giuseppe da Cupertino, il monaco volante del Seicent «Padre Pio, quanto a miracoli, appartiene alle truppe di terra. E poi negli anni Cinquanta parlava male della riforma agraria».
• Ma se ci sono dubbi perché l’hanno fatto santo?
E’ una buona domanda. Infatti la documentazione resa pubblica adesso da Luzzatto viene dai dossier sul processo di beatificazione. Lei sa che in questi processi non si guarda in faccia nessuno e c’è un avvocato del diavolo che deve produrre tutto quanto è utile a “non” far santo il personaggio inquisito. Quindi, la Santa Sede conosceva questa documentazione e ha proceduto lo stesso. Il che è un argomento forte a difesa, anche se –¨ potrebbero dire i maligni – la santificazione è avvenuta nel 2002 quando il giro d’affari intorno a Padre Pio – col Santuario costruito da Renzo Piano a San Giovanni Rotondo, i pellegrinaggi, la televisione, la radio, i gadget e il resto – era di dimensioni addirittura imbarazzanti.
• Ma insomma in che consiste questa documentazione?
A una Maria De Vito che faceva la farmacista a Foggia, Padre Pio chiese dell’acido fenico puro. Era la tarda estate del 1919. In primavera, sul Mattino di Napoli, era uscito un articolo del professor Morrica che, riprendendo voci sulla presenza di acido fenico nella cella del frate, aveva avanzato seri dubbi sulla faccenda delle stimmate. La De Vito si rivolse a un suo cugino, il dottor Valentini Vista, farmacista più importante di lei e che aveva il negozio nella centrale piazza Lanza. Costui scrive: «A tale richiesta io pensai che quell’acido fenico adoperato così puro potesse servire a Padre Pio per procurarsi o irritarsi quelle piaghette alle mani». Tuttavia, «trattandosi di Padre Pio» s’era alla fine convinto che l’acido fenico fosse chiesto per ragioni innocenti e glielo mandò. Ma quando, poco tempo dopo, il cappuccino chiese quattro grammi di veratrina, il bravo dottore si rifiutò: «La veratrina è tale veleno che solo il medico può e deve vedere se sia il caso di prescriverla»: infatti si prescrive di solito in milligrammi e qui il padre ne voleva invece a grammi, cioè «una quantità enorme». Su questi traffici – indiscutibili – esiste addirittura uno scritto di Padre Pio in persona a Maria De Vit «Carissima Maria, Gesù ti conforti sempre e ti benedica! Vengo a chiederti un favore. Ho bisogno di aver da duecento a trecento grammi di acido fenico puro per sterilizzare. Ti prego di spedirmela la domenica e farmela mandare dalle sorelle Fiorentino. Perdona il disturbo». E nel poscritto di un’altra missiva, sempre a Maria De Vit «Avrei bisogno di 4 grammi di veratrina. Ti sarei molto grato, se me la procurassi così, e me la mandassi con sollecitudine».
• Non potrebbe essere che queste sostanze gli servissero per altre ragioni mediche e non per procurarsi le stimmate?
Perché il frate aveva supplicato Maria De Vito di non dir niente della sua richiesta neanche agli altri frati del convento? E perché, se quelle sostanze gli servivano solo per sterilizzare le siringhe con cui faceva le punture ai novizi, non si faceva fare una normale ricetta dal medico dei cappuccini?
• Ma se l’hanno fatto santo lo stesso, vuol dire che queste sostanze gli servivano per scopi innocenti.
Il dottor Festa esaminò mani e piedi di Padre Pio e il 28 ottobre del 1919 scrisse che le stimmate non erano «il prodotto di un traumatismo di origine esterna, e che neppure sono dovute all’applicazione di sostanze chimiche potentemente irritanti». Il dottor Bignami – un miscredente – sigillò per due settimane le mani di Padre Pio e alla riapertura le stimmate sanguinavano come il primo giorno. Queste testimonianze, nella valutazione di quelli che hanno istruito la causa di Padre Pio, sono sembrate più credibili dei sospetti dei farmacisti di Foggia. [Giorgio Dell’Arti, Gazzetta dello Sport
25/10/2007]