La Gazzetta dello Sport, 27 ottobre 2007
Putin ieri ha detto che, con la storia dello scudo da piazzare in Polonia e in Cechia, gli americani hanno ricreato il clima del 1962
Putin ieri ha detto che, con la storia dello scudo da piazzare in Polonia e in Cechia, gli americani hanno ricreato il clima del 1962. Gli storici considerano il 1962 e la crisi dei missili di Cuba – esplicitamente evocata da Putin – il momento culminante della guerra fredda.
• Che storia era?
Kennedy, che s’era insediato alla Casa Bianca nel 1961, aveva dato seguito a un progetto di Eisenhower e aiutato lo sbarco di mille e cinquecento esuli a Cuba. Costoro si proponevano di rovesciare Castro, al potere dal 1959 a discapito dell’amico degli americani, il dittatore Batista. Il tentativo dei profughi però fallì e Castro, indignato, chiese ai russi di proteggerl che venissero a installargli a Cuba dei missili nucleari da tenere puntati sugli Stati Uniti. Kruscev – che era allora il capo dell’Unione sovietica – disse di sì. Mentre le navi coi missili navigavano verso Cuba (era l’ottobre del 1962), gli aerei americani le videro e il presidente Kennedy annunciò, parlando in televisione a tutto il mondo, il blocco navale dell’isola: i russi, per arrivare destinazione, avrebbero dovuto sparare e sarebbe scoppiata la Terza guerra mondiale. Kruscev ordinò alle sue navi di tornare indietro e Kennedy, in cambio, dovette impegnarsi a smantellare le sue basi di missili Jupiter in Turchia. Il blocco fu tolto un mese dopo, il 20 novembre. In effetti fu un mese di terrore.
• E adesso è lo stesso? Io non me ne sono accorto.
E’ completamente diverso. Intanto è strano che Putin evochi quel moment forse Kennedy fu ucciso proprio per il fallito sbarco dei profughi alla Baia dei Porci (come sostengono alcuni storici e lo scrittore James Ellroy nel suo American Tabloid), ma di sicuro a Kruscev la vicenda di Cuba costò, pochi anni dopo, il posto. Non si tratta dunque di una vittoria russa. La tensione attuale, poi, è provocata prima di tutto dalle pressioni americane sull’Iran perché rinunci al nucleare, pressioni culminate nella decisione dell’altro giorno di sanzionare unilateralmente Teheran. A queste tensioni Putin risponde con discorsi molto forti intanto per tenere alto lo spirito dei suoi e poi per scoraggiare qualche idea che potrebbe pure prender corpo alla Casa Bianca: uno studioso di queste cose, l’israeliano Martin van Creveld, ha detto che in Iran sono terrorizzati perché sanno che «Bush è talmente pazzo che potrebbe anche decidere di attaccare l’Iran sul serio».
• Potrebbe succedere?
L’opinione prevalente è che le probabilità di un attacco all’Iran sono una su due. Piuttosto alte, quindi. Naturalmente non si tratterebbe di un’invasione via terra, visto che gli americani non hanno truppe sufficienti. L’attacco avverrebbe con missili da crociera e velivoli pilotati. Gli iraniani non avrebbero quasi possibilità di risposta: le loro difese antiaeree sono state fornite dai russi e non funzionano granché, un mese fa gli israeliani ne hanno attaccata una identica in Siria distruggendola. Ahmadinejad quindi, per rappresaglia, non potrebbe che attaccare Israele. Ma se adoperasse missili nucleari si esporrebbe a una rappresaglia da parte israeliana probabilmente devastante. Teheran ha pochi soldi e investe in armi appena 6,3 miliardi di dollari (stima dell’International Institute of Strategic Studies di Londra). Con quelle cifre non si va da nessuna parte. Israele investe il doppio, gli Stati Uniti cinquanta volte tanto.
• E i russi? Non potrebbe esserci un intervento russo contro gli americani?
I russi non sono militarmente forti come un tempo. Non ancora. I Tupolev mandati a pattugliare i cieli, il razzo terra-aria che copre settemila chilometri in venti minuti e che Putin fa orgogliosamente vedere in televisione, la vacuum bomb fatta scoppiare a Vorkuta sono esibizioni e non ancora prove di forza vera. Mosca è ufficialmente al nono posto per investimenti in armi, un capitolo di spesa ancora monopolizzato dagli Stati Uniti (gli Stati Uniti sostengono la metà di tutte le spese belliche del pianeta). Quindi, che cosa significano le ripetute minacce di Putin, compresa quest’ultima? A parte le ovvie considerazioni di politica interna – il presidente deve in qualche modo restare al potere anche dopo la scadenza del mandato, nonostante la Costituzione glielo vieti – c’è poi un lavoro diplomatico sugli europei perché si dividano tra di loro e dagli Stati Uniti.
• Questo scudo piazzato in Polonia e Cechia sarebbe veramente un pericolo per la Russia?
Intanto in Polonia c’è un nuovo primo ministro, che si chiama Donald Tusk: gli elettori, domenica scorsa, hanno mandato a casa Jaroslaw Kaczynski, uno dei due famosi gemelli che garantivano una politica di estrema destra e ultra-filoamericana. Può darsi che l’installazione delle dieci batterie dello scudo americano non sia più così scontata. Bush insiste nel dire che i missili sarebbero solo in funzione anti-iraniana e anti-coreana. Putin gli ha detto che non ci crede. E si comporta di conseguenza. [Giorgio Dell’Arti, Gazzetta dello Sport
26/10/2007]