La Gazzetta dello Sport, 4 novembre 2007
Ieri, nella chiesa del Cristo Re a Roma, funerali della povera Giovanna Reggiani, uccisa da un romeno che per rapinarle la borsetta l’ha massacrata di botte
Ieri, nella chiesa del Cristo Re a Roma, funerali della povera Giovanna Reggiani, uccisa da un romeno che per rapinarle la borsetta l’ha massacrata di botte.
• Chi c’era?
Hanno partecipato Veltroni, Amato, Cossiga e altri politici importanti. Rito valdese. Il presidente della regione Lazio, il giornalista tv Piero Marrazzo, ha detto che la sorella di Giovanna lo ha implorat «Fermate l’odio e l’intolleranza». Il fratello Luca, che ha pronunciato un breve discorso in memoria della scomparsa ricordando la felice stagione dell’infanzia, ha conclus «Cara Giovanna, il babbo e la mamma ci hanno insegnato la tolleranza e l’importanza dell’amore. Ciao, sorella. Il silenzio non è sempre muto». Il marito, il capitano di vascello Giovanni Gumiero, ha mormorato singhiozzando a tutti quelli che andavano ad abbracciarl «Non è giusto, non è giusto». Il caso ha suscitato una grande impressione anche in Romania. Tre reti televisive di quel paese hanno mandato giornalisti e operatori a riprendere le esequie. A Bucarest è stata celebrata una funzione religiosa (rito ortodosso) in suffragio di Giovanna, pure questa trasmessa dalla loro tv Realitatea. Centinaia di persone hanno portato fiori, acceso candele, scritto messaggi.
• Si va verso una pacificazione, no?
Non ne sarei così sicuro. Avrà sentito della spedizione punitiva organizzata a Roma nel quartiere di Tor Bella Monaca, periferia estrema e popolare, molto diversa da Tor di Quinto, dove è stata ammazzata la Reggiani. Tre o forse quattro teppisti hanno aggredito otto romeni che stavano appoggiati a un muro senza far niente. Mazze, coltelli, forse un’ascia. Li hanno mandati all’ospedale, ma potevano anche ammazzarli. Tra loro un padre di famiglia, sempre romeno, che aveva finito di caricare la spesa in macchina e stava per tornare a casa. Aggressori, tra i quali c’era forse anche una donna, con passamontagna e, insomma, irriconoscibili. La gente, intervistata dai cronisti dopo il fatto, ha detto che quegli otto stavano sempre lì a non far niente, a parte bere e litigare tra loro. In altri termini, sotto sotto, approvavano. Il governo di Bucarest, giustamente, ha protestato. I politici, senza eccezioni, hanno esecrato. Però una questione razzismo c’è. Riguarda noi, e riguarda pure loro.
• In che senso?
Repubblica ha organizzato un forum in parallelo col quotidiano Evenimentul Zilei. L’idea era di far parlare insieme italiani e romeni, in modo da uscire dal pozzo nel quale siamo improvvisamente precipitati. Ma è successo che un ragazzo romeno ha scritto una breve frase sprezzante verso gli italiani conclusa con la parola “macaronari”. Gli italiani hanno risposto a parolacce. Per esempio, un Fabio, tra i più moderati: «Che venite a fare se il lavoro non ce l’avete in Italia? Come dovete vivere? O andando a rubare, o vi prostituite! Comprese le BADANTI ROMPI FAMIGLIA» (maiuscolo nel testo). I romeni hanno controrisposto duri: «Trenta ani fa voi errate considerati da tutti dei mafiosi. Se in quel momento tutti pensavano come te, ora che succedeva con voi...?» (un Carlos). Parecchi hanno tirato fuori i «pistolarii din mafia italiana». Una Rebeca, rispondendo agli insulti: «Siamo piu di 2.000.000 di rumeni... saremmo tutti criminali o prostitute. Le persone come te fanno ingiustizia... Non siamo tutti uguali... E voi che venite a sfrutare la poverta in Romania siete migliori di questi criminali che tra altro sono zingari e non rumeni». Eccetera. Brutto, brutto, brutto.
• Noi odiamo loro e loro odiano noi?
Noi – e dico “noi” come classe politica e come società civile – abbiamo la responsabilità di non aver ammesso fin dall’inizio (cioè già molti anni fa) il fatto che degli immigrati abbiamo bisogno. E di non aver fatto leggi e tenuto comportamenti coerenti con questo assunto iniziale. Senza stranieri disposti a venir da noi a lavorare siamo semplicemente finiti. Ce li dobbiamo tener cari, ce li dobbiamo tener stretti. E li dobbiamo governare con leggi severe, applicabili e applicate, come dicevamo ieri. Altrimenti c’è il razzismo e il degrado urbano che le televisioni ci hanno mostrato in queste due sere e di cui il sindaco di Roma Veltroni, per quanto adesso si agiti tanto, porta una responsabilità gravissima.
• Il decreto varato l’altro giorno non può aiutare?
Sul decreto sono già cominciati i giochi. Il rifondarolo Russo Spena dice che sono norme propedeutiche alle “deportazioni”. Bossi è sicuro che la sinistra in aula lo affosserà. D’altra parte, adesso è in discussione la Finanziaria e non c’è tempo di portarlo in aula e convertirlo in legge. Vedrà che tra 60 giorni dovrà essere reiterato. O magari Prodi sta aspettando che passi la buriana per farlo decadere. [Giorgio Dell’Arti, Gazzetta dello Sport 12/11/2007]