Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2007  luglio 10 Martedì calendario


Troppo facile dare la colpa ai no-Tav

La stampa, 10 luglio 2007

Lettera di Loris Dadam a Lucia Annunziata

Leggo sull’ultimo numero dell’Economist che i principali operatori ferroviari europei (fra i quali non v’è l’Italia) hanno costituito un’alleanza, chiamata Railteam, per la gestione coordinata della rete ferroviaria europea ad alta velocità. Sul sito www.railteam.eu compare una cartina della rete gestita, dalla quale risulta che già oggi l’attraversamento Est-Ovest dell’Europa avviene al di sopra delle Alpi. Il 25 maggio scorso si è inaugurata la Parigi-Stoccarda, ed è in avanzamento la Stoccarda-Monaco e di qui a Vienna. Per valutare quando potrebbe entrare in esercizio la Torino-Lione, farei un paragone con la tratta Bologna-Firenze, anch’essa praticamente tutta in galleria (73,3 km di gallerie su 78,5 km totali): gli studi di impatto ambientale (dei quali il sottoscritto era il coordinatore scientifico per Fiat Engineering) sono iniziati nel 1992 e i cantieri il 1° luglio del 1994; le previsioni erano che la costruzione durasse 78 mesi + 6 di pre-esercizio e, quindi, la linea fosse in esercizio il 1° luglio 2001. Siamo al 1° luglio 2007 e i lavori sono all’85%, da cui realisticamente si può pensare che la linea sarà in esercizio nel 2010, 19 anni dopo l’inizio dello studio di impatto ambientale.
 
Se riportiamo la situazione in Val di Susa, ipotizzando anche che l’Osservatorio strappi un qualche assenso ai sindaci verso la fine dell’anno e che le risorse economiche ci siano, arriviamo all’apertura della tratta attorno al 2026, quando, al di sopra delle Alpi, saranno arrivati abbondantemente oltre Vienna. Dal punto di vista del Corridoio 5, la battaglia per collegare l’Europa a Sud delle Alpi è ormai persa. Resta da realizzare il collegamento Ovest del paese e di Torino. Io penso che sia possibile farlo solo se cambia anagraficamente la classe di dirigenti e tecnici che si occupa del progetto. Non è credibile che gli attuali ultrasessantenni dell’Osservatorio e dintorni siano veramente dedicati alla realizzazione di un’opera che, forse e grazie a Dio, vedranno fra vent’anni. Qualunque azienda sa che, se vuole investire sul futuro, deve affidarsi ai quarantenni, che hanno voglia di scommettere le proprie energie e la propria carriera su un determinato progetto. Così ha fatto la Fiat, così dovranno fare le Ferrovie sulla Torino-Lione. Dare la colpa ai no-Tav è solo un modo, per una classe dirigente obsoleta, di assolversi.



Loris Dadam, Torino
Dir. Scientifico Fondazione Giorgio Amendola

Ottimo intervento, che dipana bene la matassa delle responsabilità. Lei argomenta bene la difficoltà italiana a decidere e fare infrastrutture - una carenza storica, che ha poco a che fare con il rifiuto del radicalismo politico odierno. Ho un solo dubbio tecnico: che la maggior parte del traffico ferroviario passi oltre le Alpi mi sembra un fatto logico, e quasi obbligato, vista la geografia europea, il cui centro non è l’Italia ma la pianura franco-tedesca.

Lucia Annunziata