Comandini, 9 febbraio 1863
• Al Corpo legislativo discutesi dell’Italia. Il relatore non crede che la Francia debba cedere sulla questione di Roma
• Al Corpo legislativo discutesi dell’Italia. Il relatore non crede che la Francia debba cedere sulla questione di Roma. Jules Favre chiede che la occupazione francese cessi; non crede alle riforme del papa; e ritiene che il re Vittorio Emanuele non rinuncerà al principio dell’unità. L’emendamento svolto da lui, e firmato anche dai deputati Henon, Dirtmon, Picard ed Emilio Ollivier dice: «Roma non appartiene più ai cattolici che agl’italiani; Roma appartiene ai Romani. La nostra occupazione non deve dunque durare. Fa duopo applicare il principio del non intervento, il quale non è altra cosa che il rispetto della sovranità nazionale, unica leale legittima fonte dei governi. I negoziati che si proseguono a Roma non sono serii e non possono riuscire a nulla, dacché il papa dichiara solennemente che la coscienza gli vieta qualsiasi concessione fin tanto che non gli saranno restituite le provincie la cui restituzione il governo francese ha sempre ricusato di chiedere. Egli è cosa fuori di dubbio che l’indipendenza della S. Sede deve essere posta in sodo; ma in questa, come in qualsivoglia altra materia, la libertà è l’unica soluzione degna e pratica ad un tempo. La religione cattolica non deve temere un regime sotto il quale la Chiesa, separata dallo Stato, otterrebbe, a ugual titolo che ogni altra confessione, in luogo dei concordati e delle servitù mascherate, la libertà entro i limiti del diritto comune».