Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 1863  gennaio 01 calendario

• In Torino, alle 10, alla Reggia ricevendo gli auguri delle deputazioni del Parlamento, il Re cosi risponde ai loro indirizzi: «Uniamoci insieme a presentare i nostri auguri all’Italia

• In Torino, alle 10, alla Reggia ricevendo gli auguri delle deputazioni del Parlamento, il Re cosi risponde ai loro indirizzi: «Uniamoci insieme a presentare i nostri auguri all’Italia. L’anno ora finito non ci ha recato il bene che speravamo; confidiamo che il 1863 ci sarà più propizio. Confidate in me, che ho confidata la mia vita alla causa nazionale. Nell’anno passato abbiamo avuti dei dispiaceri; alcuni hanno mancato ai loro doveri e compromessa la pace pubblica. Noi abbiamo d’uopo di concordia per progredire. Abbiamo la fortuna che l’esercito si organizza e si disciplina ogni giorno meglio ed è la guarentigia più sicura dei nostri diritti. Ma esso non sarà disponibile fin che non siano pacificate le provincie napolitane, nelle quali ne è occupata una gran parte. I comuni sforzi debbono quindi essere rivolti a questo intento, che tutti dobbiamo desiderare che sia presto raggiunto. La Nazione non può compiacersi nei beati sogni, ma soltanto nei fatti e negli atti risoluti. Fidino in me come io fido in loro».