Comandini, 1 gennaio 1863
• In Torino, alle 10, alla Reggia ricevendo gli auguri delle deputazioni del Parlamento, il Re cosi risponde ai loro indirizzi: «Uniamoci insieme a presentare i nostri auguri all’Italia
• In Torino, alle 10, alla Reggia ricevendo gli auguri delle deputazioni del Parlamento, il Re cosi risponde ai loro indirizzi: «Uniamoci insieme a presentare i nostri auguri all’Italia. L’anno ora finito non ci ha recato il bene che speravamo; confidiamo che il 1863 ci sarà più propizio. Confidate in me, che ho confidata la mia vita alla causa nazionale. Nell’anno passato abbiamo avuti dei dispiaceri; alcuni hanno mancato ai loro doveri e compromessa la pace pubblica. Noi abbiamo d’uopo di concordia per progredire. Abbiamo la fortuna che l’esercito si organizza e si disciplina ogni giorno meglio ed è la guarentigia più sicura dei nostri diritti. Ma esso non sarà disponibile fin che non siano pacificate le provincie napolitane, nelle quali ne è occupata una gran parte. I comuni sforzi debbono quindi essere rivolti a questo intento, che tutti dobbiamo desiderare che sia presto raggiunto. La Nazione non può compiacersi nei beati sogni, ma soltanto nei fatti e negli atti risoluti. Fidino in me come io fido in loro».