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 2009  agosto 03 Lunedì calendario

Tremonti vuole tassare l’oro del­la Banca d’Italia, la Banca d’Ita­lia e la Banca Centrale Europea dicono di no, l’opposizione e il quotidiano la Repubblica attac­cano insinuando che si tratta di una quasi-rapina, il popolo ita­liano, intrappolato sul Passante di Mestre o sulla Salerno-Reggio Calabria, si chiede se questa pole­mica era necessaria, che cosa se ne fa la Banca d’Italia dell’oro, perché uno Stato non potrebbe tassare una volta tanto un patri­monio, e d’altra parte, essendo Mario Draghi persona serissima e degna della massima stima, do­ve stanno le ragioni del suo no

Tremonti vuole tassare l’oro del­la Banca d’Italia, la Banca d’Ita­lia e la Banca Centrale Europea dicono di no, l’opposizione e il quotidiano la Repubblica attac­cano insinuando che si tratta di una quasi-rapina, il popolo ita­liano, intrappolato sul Passante di Mestre o sulla Salerno-Reggio Calabria, si chiede se questa pole­mica era necessaria, che cosa se ne fa la Banca d’Italia dell’oro, perché uno Stato non potrebbe tassare una volta tanto un patri­monio, e d’altra parte, essendo Mario Draghi persona serissima e degna della massima stima, do­ve stanno le ragioni del suo no...

• Ha già fatto tutte le domande lei. Di quanto oro si tratta?
2.452 tonnellate, conservate in parte in un vecchio caveau di via Nazionale 91 a Roma, (la se­de della Banca d’Italia), in par­te nei forzieri della Federal Re­serve a New York, in parte nel­le nuove casseforti di Vermici­no (un paese tra Roma e Frasca­ti famoso per la tragedia del bambino Alfredino che nel 1981 cadde in un pozzo e morì) e in parte a Basilea presso la Banca dei Regolamenti Interna­zionali (Bri). Lingotti da 14, 16 e perfino da 17 chili. Si guarda­no e, attraverso le stampigliatu­re, si ripercorre la storia d’Ita­lia. Non creda che per conserva­re 2.500 tonnellate ci voglia tut­to questo spazio. L’oro è pesan­tissimo e il nostro tesoro po­trebbe essere ospitato per inte­ro in una qualunque cantina di un nostro condominio. D’altra parte, se ci confrontiamo con gli altri, vediamo di essere, quanto a oro, particolarmente ricchi: gli americani ne hanno per 8.133 tonnellate, i tedeschi per 3.413, i francesi per 2.487. Saremmo perciò quarti in clas­sifica oppure quinti se conside­riamo anche le riserve del Fon­do monetario, 3.218 tonnella­te. Non le faccio sprecare una delle cinque domande e le dico subito che abbiamo accumula­to quest’oro all’epoca in cui le nostre esportazioni superava­no le nostre importazioni e i de­nari che avanzavano si poteva­no convertire in lingotti. Erano gli Anni 60, prima cioè che Nixon, vessato dalla guerra nel Vietnam, comunicasse al mon­do che la conversione delle va­lute in oro non era più ammes­sa (1971). Gli storici dell’econo­mia datano da allora l’inflazio­ne moderna in Occidente. Al­tro da chiedere?

• Beh, questa faccenda di Tre­monti. Come mai non si può tas­sare l’oro della Banca d’Italia?
La Bce e la stessa Banca d’Ita­lia dicono che minerebbe l’au­tonomia dell’Istituto centrale. Una scusa penosa. L’altra mo­tivazione è più seria: se io Sta­to mi faccio dare soldi dalla Banca centrale calcolando un gettito con effetto retroattivo su una plusvalenza non realiz­zata...

• Calma, calma... Gettito retroat­tivo? Plusvalenza non realizza­ta?
...Configuro un finanziamento monetario al settore pubblico, una pratica cioè vietata da Maa­stricht. Tremonti non vuole tas­sare l’oro in quanto tale, ma l’aumento di valore dell’oro, il cui prezzo per tanto tempo è sceso inesorabilmente, e che in­vece da un po’ di anni è in forte ripresa al punto che il valore dell’oro di Bankitalia è cresciu­to dal 2003 di 26 miliardi. Ora se l’Istituto lo vendesse e incas­sasse questo di più, non ci sa­rebbe questione sul pagamento delle tasse. Il punto è che la plu­svalenza è solo teorica, perché i lingotti restano fermi nei forzie­ri. A che titolo dunque andreb­bero tassati? Nessuno lo ha ri­cordato, ma anche Visco aveva imposto che si tassassero le plu­svalenze non realizzate, quelle delle azioni che uno si tiene in cassaforte. In linea generale tas­sare una plusvalenza non realiz­zata mi pare un’idea discutibi­le, sia che la proponga Visco sia che la proponga Tremonti. Quanto alla quasi rapina di cui parla Repubblica, Prodi aveva addirittura pensato di vender­lo, l’oro, e Repubblica non con­siderò la cosa tanto grave al­l’epoca, mentre Gasparri, che stava all’opposizione, rilasciò una dichiarazione in cui si an­nunciava: «Siamo alla rapina di Stato». Era il 9 agosto 2007.

• Ma alla fine, il fisco quanti soldi incasserebbe?
Trecento milioni. Ma bisogne­rebbe che prima la Banca cen­trale europea e la Banca d’Italia dessero il loro assenso, come prevede la stessa legge approva­ta l’altro giorno. Cosa da esclu­dere. Tremonti parla spiritosa­mente di «norma più discorsiva che impositiva».

• Sarebbe?
La norma c’è e non si può appli­care. Ma il suo esserci significa che il problema e la discussione restano aperti. I governi di tut­ta Europa guardano con interes­se alla mossa tremontiana per­ché le banche centrali, dopo questo po’ po’ di crisi in cui ci hanno lasciato precipitare, stanno sulle scatole a tutti. Vuoi vedere – dicono i politici – che a questi banchieri gli si rie­sce a togliere un po’ di potere? Si direbbe che si tratti di una partita appena all’inizio. [Giorgio Dell’Arti, Gazzetta dello Sport 3/8/2009]