9 aprile 1950
Padre Pio ritratto da Orio Vergani
L’inviato speciale Orio Vergani racconta la figura del frate cappuccino ai lettori del Corriere in un reportage da San Giovanni Rotondo. Oggi la prima puntata: “Da trent’anni sanguinano le stimmate di padre Pio” (domani, 10 aprile 1950, la seconda: “Da Milano per vedere me? Serviva di più un’Ave Maria”). Vergani è partito da Milano con l’intenzione di intervistarlo e di fotografarlo, ma quando è sul posto ci ripensa: «Non si intervista un uomo che da trentadue anni porta alle mani, ai piedi, al costato, i segni delle stimmate». Il cronista osserva padre Pio a distanza, per un giorno intero: mentre confessa le donne al mattino e nel primo pomeriggio e gli uomini alla sera (è capace di andare avanti per dieci-dodici ore di fila: «I miei occhi, che pure ne hanno viste tante, non sapevano saziarsi tanto era misteriosa quella […] semplice immagine di frate-contadino seduto – e così ogni giorno da trentadue anni – nel rustico trono del suo confessionale, ad ascoltare, una volta a destra, una volta a sinistra a seconda del turno delle due lente file delle penitenti, la storia dei peccati del mondo». La chiesetta in cui il frate dice messa e confessa è tutta quanta «scritta a matita»: i fedeli lasciano le loro richieste (c’è il divieto ecclesiastico di portare ex voto a San Giovanni Rotondo) sui muri sperando che padre Pio le legga. Vergani allarga poi lo sguardo al paesaggio: «Fuori della chiesetta, lungo la strada che sale da San Giovanni, nasce la nuova città che, per una necessità umana uguale in tutti i luoghi di pellegrinaggio, vive dell’afflusso dei credenti. Non è ancora Lourdes con i suoi cinquecento alberghi e con i suoi mille negozi di “articoli sacri”: ma già ci sono le prime “locande di San Francesco”, qualche trattoria, bottegucce e magazzini di fotografie ed oggetti di devozione, librerie religiose: un piccolo villaggio dei pellegrini venuto su come venivan su in Africa Orientale i paesi intorno ai posti di tappa dei camionisti». [Luzzatto 2007]