Comandini, 14 gennaio 1864
• Da Londra Giuseppe Mazzini scrive al Times in data d’oggi: «Signore, dappoichè quattro italiani furono carcerati in Parigi incolpati d’aver voluto uccidere Luigi Napoleone, accuse d’ogni maniera furono scagliate contro di me dai giornali del governo francese, e furono ripetute anche dagl’inglesi
• Da Londra Giuseppe Mazzini scrive al Times in data d’oggi: «Signore, dappoichè quattro italiani furono carcerati in Parigi incolpati d’aver voluto uccidere Luigi Napoleone, accuse d’ogni maniera furono scagliate contro di me dai giornali del governo francese, e furono ripetute anche dagl’inglesi. «Fu sempre mia usanza di non rispondere ad accuse che muovevano dai miei aperti nemici, e tanto più se le accuse venivano da un uomo il quale, per quanto sta in lui, con la sola sua forza brutale priva la mia patria di quell’unità a cui aspira, e fa che Roma sia sede di quel brigantaggio che tormenta l’Italia meridionale. «Ma ora, cedendo alle preghiere di cari amici, dichiaro: «che io non istigai mai alcuno ad uccidere Luigi Napoleone: «che a niuno diedi mai bombe, archibugi, pistole giranti (revolvers), pugnali per quel fine; «che non conosco punto Trabucco, Imperatori e Scaglioni; «che perciò l’adunanza di Lugano, il grado di luogotenente dato ad Imperatori in una compagnia di quattro persone, e l’aver dato loro le mie fotografie, sono tutte cose falsissime; «che le mie fotografie con sotto il mio autografo sono vendute per «il fondo dell’Emancipazione di Venezia» nell’ufficio dell’Unità Italiana in Milano ed altrove; «che niuna lettera, con danaro o senza, fu da me mandata a Greco in Parigi; «conosco Greco. Centinaia, o piuttosto migliaia di giovani del nostro partito nazionale d’azione, sono da me conosciuti. Greco è un ardentissimo patriotta, che partecipò all’impresa del 1860 e 1861 nel mezzodì d’Italia, ed è per ciò nella mia conoscenza. Ma qualunque mio scritto che si fosse trovato appresso a lui, deve essere di nove o dieci mesi fa. «E questo basti per rispondere ad accuse fondate solamente sopra relazioni della polizia francese. Sono suo Giuseppe Mazzini».