Comandini, 13 marzo 1861
Il conte di Cavour annuncia la capitolazione di Messina. La riforma regionale di Minghetti
• In Torino la Camera approva l’indirizzo di risposta al discorso della Corona esteso da L.C. Farini; poi il ministro per l’interno, Minghetti presenta quattro disegni di legge, sulla ripartizione territoriale e sulle autorità governative del regno, sull’ordinamento comunale e provinciale, sui Consorzi provinciali e sulle regioni (leggi qui tutto il discorso di Minghetti) • Durante le annessioni dell’Italia centrale l’applicazione della legge sarda fu intesa come provvisoria. Giugno 1860: si istituisce una “Commissione temporanea di legislazione”, i cui lavori sono introdotti da una nota di Farini sulle autonomie in cui si propone l’istituzione della regione «come organismo di natura ambigua, dotato di competenze meramente amministrative, senza rappresentanza elettiva diretta. Nel marzo dell’anno successivo (marzo 1861) Minghetti presentò un disegno di legge in cui si delineava l’introduzione sperimentale di consorzi permanenti di province». Idea di conservare qualche tratto delle amministrazione specifiche precedenti e di dar vita a organismi regionali o superprovinciali. «Non vogliamo la centralità francese […] Dall’altra parte non vogliamo neppure una indipendenza amministrativa come quella degli Stati Uniti d’America, o come quella della Svizzera» (discorso qui senza data).
Ma «lo sviluppo del seme del decentramento fu arrestato dal prorompere della questione meridionale» venuta al pettine dopo la conquista di Garibaldi (si notino le date sopra: l’autonomia pensata quando il Sud ancora non c’era). «Con l’avanzata garibaldina “apparve subito un altro orizzonte”, come scrisse allora uno scrittore lombardo, Tullio Massarani: anziché lunga esperienza di virtù civiche e tradizioni provinciali consolidate, “plebi che si destano attonite, figure omeriche che giganteggiano sulla turba” e dunque “magnifiche individualità e grandi vuoti”. Mancava in altre parole un tessuto sociale idoneo all’autogoverno, e già il riformismo borbonico si era scontrato con il problema delle amministrazioni locali». Carlo Afan de Rivera: «Il comune è un corpo morale peggiore di tutte le mani morte, perché amministra senza interesse e dissipa per opera de’ più influenti […] Erano interminabili e sventuratamente non di rado fondati i ricorsi de’ privati cittadini contra gli amministratori comunali accusati di peculato, di trascurataggine, d’illeciti favori di collusione con gli affittatori e gli appaltatori» (Raffaele Romanelli, "Centralismo e autonomia". Sta in Storia dello Stato italiano dall’Unità a oggi, a cura di Raffaele Romanelli, Donzelli 1995) • Il presidente dei ministri, co. di Cavour, annunzia la capitolazione della cittadella di Messina, e la Camera su proposta Molfino vota plauso ai combattenti dell’esercito e della flotta.