La Gazzetta dello Sport, 7 febbraio 2011
Ieri, a Bologna, un palermitano di 48 anni ha ammazzato la moglie da cui viveva separato, e poi il figlioletto di due anni che avevano avuto insieme

Ieri, a Bologna, un palermitano di 48 anni ha ammazzato la moglie da cui viveva separato, e poi il figlioletto di due anni che avevano avuto insieme. La sequenza precisa del delitto è ancora in fase di ricostruzione: i cadaveri sono stati trovati ieri intorno all’una del pomeriggio in un garage di via della Guardia, nella zona di Santa Viola (siamo alla periferia della città). Il garage ha due piani interrati, i corpi stavano in quello più sotto. La madre e il bambino chiusi in macchina, l’assassino-suicida riverso poco distante, quasi ai piedi della rampa d’accesso. Si chiamava Marcello Pistone, palermitano, 48 anni. Ha usato una pistola. La moglie era una marocchina di 32 anni, di nome Ilham Azounid. È un caso per molti versi simile a quello di Cerignola, dove un altro marito abbandonato s’è buttato sotto il treno e si teme per quello che può essere capitato alle due figliolette gemelle, che stavano con lui e nessuno riesce più a trovare.
• Il caso è simile perché si tratta comunque di drammi familiari?
Sì, è la solita, vecchia, tragica storia dei mariti lasciati dalle mogli. Pistone, quello di Bologna, aveva sposato Ilham nel 2007 e i due s’erano separati dopo appena un anno. Aveva allora cominciato a perseguitarla, la aspettava fuori dal lavoro oppure davanti ai negozi dove lei andava a fare la spesa. Seguivano insulti e tentativi di colpirla. A ottobre, per questo, l’avevano addirittura arrestato imputandolo per stalking. Anche Matthias Schepp, il suicida di Cerignola, era un uomo a cui la vita, dopo l’abbandono della moglie, sembrava senza senso.
• Si sa qualcosa delle bambine?
Per ora niente. Stanno lavorando al caso le polizie di Marsiglia, Losanna e Foggia e le foto delle gemelline – che hanno sei anni – sono sugli schermi di tutte le questure europee. Schepps, un canadese di 43 anni che in Svizzera lavorava in una fabbrica di tabacchi, ha fatto un lungo giro prima di uccidersi: prese le bambine a scuola per tenerle durante il week-end (madre avvertita, su questo nessun problema), è andato a Marsiglia, s’è imbarcato per Propriano in Corsica, poi deve deve essere salito su un traghetto per Napoli, però senza lasciar tracce, infine ha percorso in macchina il tratto fino a Cerignola. Per raggiungere i binari ha fatto un giro lungo, cioè non è passato dalla stazione. Ci sono tracce di fango anche sulle gomme dell’auto, come se avesse attraversato una campagna. Non tutto è chiaro su questo percorso, anche se il suicidio è sicuro al cento per cento. Sulle piccole, invece, nebbia fitta. Ma un elemento che potrebbe indurre a un leggero ottimismo sta nel testamento, ritrovato nella casa di Saint-Sulpice in Svizzera: Matthias lascia la casa alla moglie e altri beni alle due bambine. La moglie si dice convinta che le sue gemelle – Alessia e Livia – saranno trovate. Si chiama Irina Lucidi, viene da Ascoli Piceno, vive a Losanna.
• Ma nessuno ha visto niente? Un uomo, con due bambine, che ha fatto un viaggio tanto lungo…
In Corsica l’uomo è stato visto e Livia e Alessia erano con lui. Sul dopo non si sa nulla. Ha spedito alla moglie una cartolina da Marsiglia. A Cerignola nessuna telecamera l’ha inquadrato. Forse il giro lungo per raggiungere i binari si spiega proprio con la volontà di non farsi videoregistrare.
• La spiegazione dei due casi sta veramente nella separazione della moglie?
Purtroppo si tratta di un classico: il marito che non sopporta l’idea della separazione e arriva all’omicidio-suicidio. Dico che è un classico perché è successo molte volte e molte volte ne abbiamo parlato in questa rubrica. Lo psicologo Paolo De Pasquali (L’orrore in casa, editore Franco Angeli) esclude che questi omicidi-suicidi siano frutto di raptus. Anzi, rappresentano il culmine di un tormento lungo e lacerante, che si verifica anche in situazioni apparentemente normali, dove cioè non vi sia stata la rottura del rapporto. L’assassino è quasi sempre lui, le vittime la moglie e i figli o altri parenti che si trovano in casa. De Pasquali enumera parecchi “fattori predittivi”. Quando si manifestano, bisogna chiedere aiuto. Gli interventi possibili sono tre: psicologico, farmacologico ma, «se è necessario, non bisogna esitare a chiedere l’intervento giudiziario». La legge contro lo stalking dovrebbe rendere queste azioni preventive efficaci, e probabilmente tanti casi atroci sono stati evitati senza che ne sappiamo niente. Qualche volta, però – come s’è visto con l’uomo di Bologna – nemmeno aver messo in galera il persecutore è servito.
• È vero che i delitti in famiglia sono più numerosi di quelli tra malavitosi?
Sì. E sette volte su dieci le donne sono uccise dai loro mariti o dai loro partner. [Giorgio Dell’Arti, Gazzetta dello Sport 7/2/2011]