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 2004  gennaio 10 Sabato calendario

Il Maghreb è in rivolta

• I prezzi di olio, zucchero, farina sono aumentati anche del 50 per cento e così il Maghreb è in rivolta, in Algeria i morti sono almeno cinque, in Tunisia, secondo Radio Kalima, addirittura cinquanta. Un calmiere, adottato in tutta fretta, ha momentaneamente ridotto il caro-vita, ma senza placare il popolo. A scendere in piazza sono soprattutto masse di giovani, privi a quanto pare di speranza. La rivolta è cominciata a metà dicembre: a Sidi Bouzid, 265 chilometri di Tunisi, la polizia ha sequestrato il carretto con cui il giovane Mohamed Bouazizi campava la vita: costui, come molti in quei paesi, era in possesso di un inutile laurea, ma non del permesso di vendere. Al sequestro ha reagito piazzandosi davanti al municipio e dandosi fuoco. Da allora ci sono state altre torce umane e una serie di manifestazioni che si sono rapidamente estese dalla periferia alla capitale. La polizia, sia in Algeria che in Tunisia, ha sparato sulla folla, persino su un corteo che seguiva un funerale. Il rincaro dei prezzi, specialmente dei cereali, ha origine lontane: la siccità in Russia e in Kazakhistan, le inondazioni in Europa, Canada e Australia, il rebus della produzione argentina. La crisi dell’Occidente ha poi fatto la sua parte: meno commesse, meno rimesse dagli emigrati in Europa. La miseria è invece il risultato della politica messa in atto dai due regimi. Specialmente l’Algeria sarebbe una nazione ricchissima: 12 miliardi di barili di petrolio, riserve di gas, giacimenti di oro. Un patrimonio poco sfruttato per insipienza e per calcolo, e i cui proventi arricchiscono esclusivamente la cricca al potere. Tunisia e Algeria sono paesi dall’età media molto bassa, in cui cioè la maggior parte della popolazione ha meno di 35 anni. Questi giovani vedono tra l’altro la nostra televisione, si specchiano in una realtà che, a pochi chilometri di distanza, appare incredibilmente opulenta. [Giorgio Dell’Arti]