Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 1900  agosto 29 calendario

Bresci, cravatta rossa, baffetti neri

• L’aula strabocca di pubblico. Bresci, vestito decentemente, con la cravatta rossa, «è serio ma non spavaldo, talvolta si tormenta nervosamente i baffettini neri. Reca ancora sul volto i segni delle percosse ricevute sul luogo del misfatto. La sua voce è gutturale e pizzica costantemente un’ironia forse incosciente». Poco prima dell’una, interrogato, racconta il delitto, vanta la premeditazione, non ammette complici né ispiratori. Dichiara di aver sparato tre colpi, di essersi esercitato a lungo al tiro, sia in America sia in Italia, di aver inciso con la forbice le pallottole perché procurassero più danni all’impatto col bersaglio. L’udienza è sospesa. [Av. 30/8/1900, Ill.It. 3/9/1900]
• Alle 13.45 si riapre l’udienza. Parlano i testimoni: tra gli altri, il generale Avogadro di Quinto, che era in carrozza col re, Luppi, staffiere della carrozza reale, Ramella, portinaio della casa a San Pietro dell’Orto che ospitò Bresci, Maria Carenzi, lattivendola di Monza ecc. [Av. 30/8/1900]