3 agosto 1900
Il proclama di Vittorio Emanuele III
• Di seguito il testo del proclama del re,
datato a Monza il 2 agosto, deliberato dal primo ministro Saracco a Milano la
mattina del 3.
Vittorio Emanuele III
per grazia di Dio e volontà
della nazione Re d’Italia
Italiani!
Il secondo Re d’Italia è morto!
Scampato per valore di soldato dai pericoli delle battaglie, uscito incolume
per volere della Provvidenza dai rischi affrontati con lo stesso coraggio a
sollievo di pubbliche sciagure, il Re buono e virtuoso è caduto vittima di un
atroce misfatto, mentre nella sua tranquilla e balda coscienza partecipava alle
gioie del suo popolo festante. A me non fu concesso di raccogliere l’estremo
respiro del Padre mio. sento però che il mio primo dovere sarà quello di
seguire i paterni consigli e di imitare le sue virtù di Re e di Primo cittadino
d’Italia! In questo supremo momento di intenso dolore, mi soccorre la forza che
mi viene dagli esempi del mio Augusto Genitore e del Gran Re, che meritò di
essere chiamato il Padre della Patria. Mi conforta la forza che ricevo dall’amore
e dalla devozione del popolo italiano. Al Re venerato e rimpianto sopravvivono le
istituzioni, che Egli conservò lealmente e giunse a rendere incrollabili nei
ventidue anni del suo Regno intemerato.
Queste istituzioni sacre a Me
per le tradizioni della mia Casa e per amore caldo di italiano, protette con
mano ferma ed energica da ogni insidia o violenza, da qualunque parte esse
vengano, assicureranno ne sono certo, la prosperità e la grandezza della
Patria.
Fu gloria del mio grande Avo l’aver
dato agli Italiani l’unità e l’indipendenza, fu gloria del mio Genitore averle
gloriosamente custodite. La meta del mio Regno è segnata da questi imperituri
ricordi.
Così mi aiuti Iddio e consoli l’amore
del mio Popolo, perché io possa consacrare ogni mia cura di Re alla tutela
della libertà ed alla difesa della Monarchia, legate entrambe con vincolo
indivisibile ai supremi interessi della Patria.
Italiani!
Date lagrime ed onore alla sacra
memoria di Re Umberto I di Savoja, voi che l’amaro lutto della mia Casa
dimostrate di considerare ancora una volta come lutto domestico vostro; codesta
solidarietà di pensieri e di affetti fu, e sarà sempre, il baluardo più sicuro
del mio Regno, la migliore guarentigia dell’unità della Patria, che si
compendia nel nome augusto di Roma intangibile, simbolo di grandezza e pegno d’integrità
per l’Italia.
Questa è la mia fede, la mia
ambizione di cittadino e di Re.
Dato a Monza il 2 agosto 1900
Vittorio Emanuele,
Saracco, Visconti-Venosta,
Gianturco, Chimirri, Rubini, Ponta di San Martino, Morin, Galio, Branca,
Carcano, Pascolato. [Ill.It. 12/8/1900]