29 luglio 1900
Tags : Assassinio di Umberto I
Monza, l’attentatore rischia il linciaggio
• L’attentatore è subito circondato, «stretto dalla folla,
che lo tempestò di bastonate, mentre si levavano le grida “a morte! a morte!”».
Un giovane lo piglia per le orecchie, «un pompiere gli diede un pugno in faccia
(...). Nacque un gran scompiglio; molte signore svennero». «Fu sottratto a
stento al furore del popolo, colluttò fieramente con i carabinieri e lacerò ad
uno di essi la giubba». Alla fine vengono arrestate cinque persone, perché si
pensa al complotto. [Cds 30/7/1900, Ora 30/7/1900]
• Secondo la versione ufficiale l’assassino spara al re dopo
essersi posto sul predellino della carrozza di Corte. Alcuni però assicurano
che per colpire sia salito su una sedia vicino alle tribune dove si era svolta
la premiazione.
• Le fonti non concordano sul numero di colpi sparati contro
il re. Molti sostengono che siano tre, per altri sono quattro ma l’ultimo viene
deviato dall’intervento del maresciallo Braggi. «Mentre l’assassino stava per
sparare il quarto colpo contro il Re, il maresciallo dei carabinieri Giuseppe
Braggi con un forte pugno al braccio dello scellerato fece deviare il
proiettile. Il maresciallo fu pronto ad abbrancarlo forte con un pompiere di
Monza. (...) Vincendo le violenze della moltitudine, l’assassino fu trascinato
alla fine nelle guardina della caserma dei carabinieri, mentre la folla urlava
ancora: “A morte!”». [Ill.It. 5/8/1900]