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 2006  dicembre 04 Lunedì calendario

Alitalia in vendita

• Prodi ha deciso di vendere Alitalia, dando via subito un 30 per cento della partecipazione (lo Stato ha il 49) e cedendo poi eventualmente anche il resto. Il ministero del Tesoro conta di incassare dall’operazione 300 milioni. Il problema naturalmente è il compratore: la compagnia perde un milione al giorno ed è presidiata da tredici sindacati, nessuno dei quali fino ad ora ha voluto cedere un millimetro dei propri privilegi né un grammo della propria forza d’interdizione. Altre compagnie aeree, per salvarsi dalla crisi, hanno scelto strade piuttosto dolorose: Air France ha rinunciato a una parte del proprio potere fondendosi con gli olandesi di Klm e aumentando il numero delle rotte, British Air ha tagliato drasticamente il personale, Swissair è fallita prima di esser presa dalla Lufthansa. Nessuna di queste procedure piace agli italiani. Il nostro governo ha fatto sapere che indirà un’asta e che chiederà ai partecipanti di garantire i livelli di occupazione e la copertura del territorio. Chi compra dovrebbe anche impegnarsi a non rivendere dopo un po’ l’azienda, men che mai facendola a pezzi. Come si vede, sono praticamente escluse tutte le procedure indispensabili al risanamento. A sigillo di queste intenzioni c’è l’avvertenza di Epifani: “Chi compra Alitalia, non deve farlo per soldi”. Infatti Air France, con cui era stata avviata una trattativa, s’è già fatta precipitosamente da parte. I giornali scrivono che sarebbero interessati all’acquisto Carlo Toto (padrone di Air One e alleato con Lufthansa) e Carlo De Benedetti. Dietro Toto ci sarebbe Banca Intesa e un forte appoggio diessino. I giornali raccontano di una procedura, che sarebbe già in atto, tipicamente italiana: invece di far eventualmente gareggiare i concorrenti uno contro l’altro in modo da spuntare il prezzo più alto, il ministro Bersani, su incarico di Prodi, starebbe tentando di metter tutti d’accordo, in modo che una quota d’Alitalia vada a questi e un’altra a quelli. Sempre facendo in modo che non vi sia alcun interesse per i soldi. [Giorgio Dell’Arti]