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 2007  febbraio 03 Sabato calendario

Ucciso Filippo Raciti

• L’assassino di Filippo Raciti, l’ispettore di polizia ammazzato con un colpo al fegato durante i disordini successivi alla partita di calcio Catania-Palermo, sarebbe un A.S.F., che sarà maggiorenne fra tre mesi e di cui perciò non si deve sapere il nome né vedere la fotografia. Si sa però abbastanza di lui: è alto un metro e novanta, ha giocato a rugby, ha fatto karate, sta in cella e chiede della mamma, poi ogni tanto si riscuote e vuole la televisione, perché impazzisce di godimento all’idea che i telegiornali parlino di lui. Si è riconosciuto nei filmati che la polizia gli ha fatto vedere, ma poi dice di non aver ammazzato, o almeno di non aver voluto ammazzare. Secondo la ricostruzione degli inquirenti, A.S.F. avrebbe divelto il reggi-lavandino di un bagno e rimediato a quel modo un tubo metallico pesante cinque chili e mezzo. Col tubo avrebbe colpito Raciti, morto mezz’ora dopo in mezzo alle fiamme di una bomba carta che gli era esplosa tra i piedi. Il padre, perito elettrotecnico, va in giro dicendo che il figlio è un capro espiatorio e che la colpa è tutta della polizia. Anche il custode del carcere di Catania – arrestato perché nell’appartamento che gli aveva affittato il comune teneva nascosti i bastoni e gli altri oggetti con cui gli ultras, entrati grazie a lui allo stadio senza pagare, avrebbero messo a ferro e a fuoco la curva – ha accolto la polizia inveendo contro gli agenti, spalleggiato in questo da moglie e figlia (arrestate pure loro). Lo si racconta anche per mostrare che il caso Catania-Palermo ha messo in luce un diffuso sentimento anti-Stato che imparenta culturalmente i teppisti delle curve con i clan malavitosi meridionali.

• Il campionato s’è giocato a porte chiuse in quattro stadi su nove della serie A e in quasi tutti quelli della serie B, fatto mai accaduto in passato. Il ministro dell’Interno Giuliano Amato ha reiterato, rinforzandolo, il vecchio decreto Pisanu (il ministro degli Interni di Berlusconi), ampiamente disatteso. Ha fatto autocritica per aver concesso, lo scorso settembre, troppe deroghe. Ai presidenti delle squadre – principali responsabili del caos in cui vive il mondo del pallone e che facevano fuoco e fiamme all’idea di perdere gli incassi delle partite – ha detto: «Scommettiamo che vi metterete in regola in quattro e quattr’otto?». Ha avuto ragione: San Siro è stata dotata dei tornelli previsti dalla legge in ventiquattr’ore, gli altri campi saranno sistemati al massimo in un mese. Anche quello del Napoli, la squadra che pare aver sofferto di più per l’assenza di pubblico. stato calcolato che i tifosi lasciati fuori nel week-end siano stati 110 mila. La perdita economica subita dalle società ammonta a quattro milioni di euro. [Giorgio dell’Arti]