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 2007  marzo 12 Lunedì calendario

Il governo e i Dico

• In realtà il governo potrebbe cadere sui Dico, il famoso provvedimento che regola i diritti delle coppie conviventi, omosessuali compresi. Andato in crisi dopo averli varati, Prodi, che pure li ha firmati per primo, non li ha messi nei dodici punti irrinunciabili dell’azione di governo (quelli sui cui ha in qualche modo riassemblato la sua maggioranza) e non ne ha fatto parola nel discorso sulla fiducia al Senato. Alla Camera, tirato per i capelli, ha detto: il governo ha varato il disegno di legge, faccia ora il Parlamento quello che ritiene più opportuno. Giunto alla commissione Giustizia del Senato, il presidente della Commissione Cesare Salvi (Ds) ha completato l’affossamento dichiarando che il testo era tecnicamente lacunoso e che dunque avrebbe provveduto a preparare un provvedimento diverso fondendo le dieci proposte che aveva sul tavolo. Su questo, i diessini e la parte laica della coalizione hanno dato battaglia, aderendo a una manifestazione indetta per sabato 10 marzo in piazza Farnese a Roma. Qui si sono visti tre ministri del governo sul palco e si sono letti cartelli e sentiti slogan piuttosto offensivi verso la parte filo-vaticana della maggioranza, in particolare verso il ministro della Giustizia Mastella (che ospite da Santoro aveva a un certo punto abbandonato la trasmissione per protesta) e verso la senatrice Paola Binetti, vicinissima al cardinale Ruini. Il giorno dopo perciò i cattolici tradizionalisti della maggioranza (Binetti, Carra, Emanuela Baio Dossi, Calgaro) hanno deciso di dar vita a una nuova formazione, detta Italia futura, che forse non andrà a una scissione dalla Margherita, ma forse sì. Potrebbero costoro uscire dalla maggioranza? Secondo quello che hanno dichiarato, sì, tanto più che gli insulti di piazza Farnese sono stati condivisi da colleghi di governo. L’uscita di questo gruppo, data la situazione al Senato, provocherebbe una caduta automatica dell’esecutivo. Tanto più che difficilmente Mastella e i suoi non li seguirebbero. Oltre tutto le elezioni anticipate scongiurerebbero il referendum o il varo di una legge elettorale punitiva nei confronti dei partiti più piccoli. [Giorgio Dell’Arti]