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 2007  marzo 04 Domenica calendario

Rapito Daniele Mastrogiacomo

• I talebani hanno rapito Daniele Mastrogiacomo, 53 anni, sposato, due figli, inviato di Repubblica. Era sceso fino a Kandahar, nel sud del paese, perché attratto dalla possibilità di intervistare uno dei capi guerriglieri. A oggi – lunedì 12 marzo, ore 10 del mattino – non abbiamo ancora una prova provata (video o nastro con la voce) che sia in vita. Ciononostante il ministero degli Esteri si dice ragionevolmente certo che l’ostaggio sia indenne. E ha avviato una trattativa. I talebani, all’inizio, non hanno parlato di sequestro, ma di arresto: secondo loro Mastrogiacomo è una spia inglese e per questo sarebbe stato trattenuto. Secondo il mullah Dudallah, uno dei capi talebani con la fama peggiore, il giornalista avrebbe addirittura confessato di essere al servizio degli inglesi. Affermazione che ha suscitato lo sdegno del direttore di Repubblica e una forte reazione di solidarietà da parte di tutti. Per Mastrogiacomo s’è anche svolta una manifestazione a Roma, con la partecipazione di Veltroni.

• In Afghanistan siamo alla vigilia dell’operazione Achille, che dovrebbe portare a una battaglia frontale tra occidentali e terroristi. La Nato vi si prepara con 4.500 uomini e si pone come obiettivo l’allontanamento dal sud del paese di talebani e qaedisti, cioè militanti di Al Qaeda. infatti avvenuto questo: che le milizie islamiche di al Qaeda, dopo aver maturato un’importante esperienza di guerriglia nei quattro anni di occupazione americana dell’Iraq, si sono adesso spostate nell’Afghanistan meridionale e hanno stretto un’alleanza con i talebani. Sono con loro – dicono – 1500 shahid, cioè uomini pronti a farsi saltar per aria in mezzo al nemico. I talebani, trasformati a loro volta dal lungo periodo di clandestinità (la loro cacciata da Kabul risale al 2001), sarebbero ormai dei veri e propri signori della guerra piuttosto che degli studenti di teologia. Gli osservatori di cose militari sostengono che l’operazione Achille è una specie di round finale per la Nato: se dovesse uscirne sconfitta, l’alleanza, nata mezzo secolo fa per contrastare l’Unione sovietica, perderebbe probabilmente la sua ragion d’essere e s’avvierebbe definitivamente al tramonto.

• Anche per questo che Tony Blair ha chiesto agli spagnoli e agli italiani di mandare più soldati laggiù e di aumentare la loro disposizione al combattimento. Le nostre regole d’ingaggio in Afghanistan dicono, infatti, che siamo lì per scopi civili e al massimo di polizia, aiutare cioè le giovani istituzioni di quel paese a sopravvivere e rafforzarsi. Zapatero, che appena eletto si ritirò dall’Iraq, ha risposto subito di no. Prodi e D’Alema pure, argomentando che il nostro è uno dei contingenti più numerosi (poco meno di duemila soldati) e non è dunque all’Italia che si può chiedere un sacrificio maggiore. Intanto alla Camera passava senza problemi il decreto che rifinanzia la nostra missione. Il provvedimento arriverà al Senato il 27 marzo e sarà sicuramente approvato, dato che Forza Italia, An e Udc intendono votarlo. Non è detto però che questo non provochi una crisi politica: una parte del Parlamento pensa che, indipendentemente dal numero totale dei voti raccolti, il governo debba dimostrare in quell’occasione di avere i 158 sì dei partiti della maggioranza, senza i quali – dicono – Prodi deve dimettersi. Il Quirinale, sondato, ha fatto sapere di non essere di questo avviso: avendo ricevuto la fiducia, il governo può benissimo incassare su una legge ordinaria i voti determinanti dell’opposizione senza per questo andare in crisi. Il ministro Amato ha persino ipotizzato che questa possa essere una regola: governare cioè con le maggioranze variabili, oggi mi faccio approvare una legge dalla destra, domani dalla sinistra. Opinione contestatissima. [Giorgio Dell’Arti]