vanity, 19 marzo 2007
Daniele Mastrogiacomo libero
• Daniele Prodi ha annunciato la liberazione di Daniele Mastrogiacomo, inviato di Repubblica, 53 anni, sposato, due figli, sequestrato dai talebani, lunedì alle tre del pomeriggio. Scriviamo senza aver visto in che condizioni è il nostro collega e sapendo solo che si trova ricoverato nell’ospedale di Emergency a Lashkargah, dove deve restare sotto osservazione per qualche giorno.
• Daniele era stato sequestrato il 5 marzo, lunedì, o forse il 4 sera. Era andato nel sud dell’Afghanistan convinto di intervistare un qualche capo talebano e facendosi guidare da un giovane di 25 anni, Sayed Agha, padre di quattro figli. Giovedì 15 marzo, poco prima di diffondere un video e un nastro audio in cui Mastrogiacomo chiedeva la liberazione per sé e per il suo autista, i portavoce talebani facevano sapere che Sayed era stato ammazzato, in quanto spia e traditore. Non si sa se l’abbiano sgozzato o impiccato. Si sa che a eseguire la sentenza con le sue mani era stato lo stesso capo dei sequestratori, il mullah Dadullah.
• Le ultime ore sono state le più drammatiche. I talebani, che dovevano restituirci Daniele già sabato sera, non si decidevano a mantenere la parola data. Si sapeva che erano divisi e che Dadullah intendeva giocarsi politicamente il sequestro all’interno del suo gruppo. Il suo avversario sarebbe il mullah Omar, cioè lo stesso capo dei talebani. Dadullah è un feroce combattente, rimasto con una gamba sola per via di una mina involontariamente schiacciata, con un fisico imponente, un gran naso, un barbone. Dalle sue parti, una leggenda. Omar, che è un capo crudelissimo, lo ha degradato un paio di volte imputandogli eccessi di violenza: una volta Dadullah ha scuoiato i suoi nemici hazara, adesso manda i kamikaze a farsi saltar per aria in mezzo alla gente qualunque, provocando – secondo Omar – troppe vittime civili. Fra i tre prigionieri di cui Dadullah ha chiesto la liberazione in cambio di Mastrogiacomo, c’era anche un Hanif che era stato braccio destro dello stesso Omar. Proprio questo Hanif risultava il prigioniero più importante. Lo stallo, nel quale il ministero degli Esteri si è trovato alla fine, potrebbe essere stato provocato dagli stessi americani, che con i talebani non trattano e che potrebbero aver fatto resistenza al rilascio di Hanif. Gli americani infatti non trattano con i talebani perché «trattare con i talebani è inutile. Se gli vengono dati soldi chiederanno la liberazione di talebani detenuti, se riusciranno a ottenere anche questo passeranno a chiederne di più e se anche questo gli sarà dato andranno avanti, magari chiedendo il ritiro delle truppe italiane o altro ancora» (l’ambasciatore Finn). [Giorgio Dell’Arti]