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 2007  aprile 02 Lunedì calendario

Telecom in vendita?

• Marco Tronchetti Provera ha ricevuto una grossa offerta per vendere Telecom, 2,82 euro ad azione contro i 2,7 che erano disposte ad offrirgli, di malavoglia e solo perché spinte dal governo, le banche italiane. I 2,82 euro, però, sono stati messi sul tavolo dagli americani di At&t e dai messicani di América Móvil, cioè da due compagnie straniere. Il governo, appena saputa la notizia, è entrato in fibrillazione: può un asset strategico come la compagnia telefonica di bandiera finire in mani non italiane? Tanto più che sono straniere anche le altre compagnie che operano nel Paese? Di qui dichiarazioni di fuoco e invocazioni d’aiuto a Mediobanca, che è già azionista Telecom e ha in mano un diritto di prelazione da esercitare entro quindici giorni dopo l’offerta (che si perfezionerà in tutti i dettagli fra un mese). Diritto di prelazione significa che, allo stesso prezzo, Mediobanca può prender lei il pacchetto conteso e subentrare al concorrente. Siccome all’offerta va aggiunto il dividendo di prossima distribuzione, gli analisti hanno già valutato che il vero incasso per Tronchetti (cioè per Pirelli, che è l’azienda proprietaria di Telecom) è superiore a 2,9 euro. Siamo quasi ai 3 euro che Tronchetti aveva chiesto fin dal primo momento, avendo pagato la compagnia - sei anni fa - più di quattro euro ad azione (adesso il titolo in Borsa è quotato 2,1). Il governo ha già impedito – manovrando – di far entrare in Telecom gli spagnoli di Telefonica. Potrebbe adesso, sfruttando una piccola quota dell’azienda che è ancora in possesso del ministero del Tesoro, esercitare la cosiddetta "golden share", cioè il diritto di veto all’ingresso di un socio sgradito. Ma non arriverà fino a questo, glielo impedisce l’Unione europea.

• Del resto, il vero asset di interesse nazionale non è l’azienda in sé, ma l’insieme di ripetitori e soprattutto di cavi su cui corrono i messaggi. Tronchetti aveva provato a valorizzarla lo scorso settembre andando a chiedere a Murdoch un pacchetto di contenuti, da far poi vedere su Internet. Si immaginava, in quel momento, di trasformare Telecom in una compagnia anche televisiva e sia pure di quella televisione che si vede sul computer. Nel bel mezzo di quella trattativa, però, era uscito fuori un progetto del governo in base al quale la rete Telecom sarebbe finita allo Stato, e con questa cessione Tronchetti avrebbe risolto i suoi problemi di cassa. Non se n’era fatto nulla per tante ragioni (compreso il "no" deciso di Tronchetti), la principale delle quali è questa: una parte consistente dei nostri potenti (partiti, banche ecc.) è contraria a ricreare un sistema di aziende pubbliche, sul modello del vecchio Iri, di cui la rete Telecom, con gli enormi esborsi di denaro che promuove, sarebbe stata certamente il cuore. [Giorgio Dell’Arti]