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 2007  aprile 30 Lunedì calendario

Il caso di Rignano Flaminio

• Due giudici di Tivoli, che si chiamano Marco Mansi (pubblico ministero, cioè l’accusatore) ed Elvira Tamburelli (cioè il gip, il magistrato che giudica la fase preliminare, teoricamente ponendosi al di sopra delle parti), ritengono che nella scuola elementare-materna “Olga Rovere” di Rignano Flaminio, piccolo centro di ottomila anime alle porte di Roma, si siano compiuti gravi atti di pedofilia ai danni di almeno sedici bambini di tre-quattro anni, e hanno perciò ordinato l’arresto di sei persone che si trovano ancora in carcere mentre scriviamo. I sei imputati sono tre maestre e una bidella, il marito di una delle maestre – autore televisivo (Buona domenica) e da molti anni specializzato in programmi tv per ragazzi – e un nativo dello Sri Lanka a suo tempo addetto a una pompa di benzina del paese. Tra i genitori che accusano spicca la scrittrice-attrice Roberta Lerici, tre figli alla Olga Rovere, i primi due negli anni passati (senza incidenti di sorta), l’ultimo ritirato a gennaio. Secondo i carabinieri, i magistrati e il gruppo di genitori che ha lanciato l’allarme, le maestre caricavano i piccoli su un pullmino durante l’orario di scuola e li portavano in almeno tre case di Rignano dove si giocava a “dito dritto”, a “io mangio, tu mangi”, allo “scatolone” eccetera. Il primo giorno, informando i giornalisti, i magistrati sostennero che l’attività della banda era documentata da più di cento pagine di prove, da foto e video che evidentemente venivano inseriti nel circuito commerciale della pedofilia mondiale, che “parecchie bambine” risultavano deflorate e almeno sei bambini presentavano vistose tracce di arrossamento all’ano. Dal secondo giorno in poi s’è saputo che il rapporto contenente l’accusa è di 57 pagine, che non sono stati trovati da nessuna parte né foto né video, che su sei bambini visitati cinque non presentano alcuna traccia di violenza e la sesta ha un segno che potrebbe esser congenito. La scuola (considerata un modello fino all’anno scorso) ha aule di pareti trasparenti e nessuno ha spiegato come si sarebbero potuti portar fuori gli alunni (e anche spesso) senza che nessuno se ne accorgesse. Tutta l’accusa si basa, finora, su racconti fatti dagli stessi bambini di tre-quattro anni ai loro genitori, che li sollecitavano a parlare e che hanno poi consegnato i foglietti contenenti queste dichiarazioni e qualche videoregistrazione dei loro interrogatori privati a una psichiatra di nome Marcella Battisti Fraschetti, di anni 73, studio in Santa Maria Galeria, la quale ha giudicato quelle confessioni fatte in casa plausibili e ha sostenuto che i piccoli di tre-quattro anni non vedono il mondo con gli occhi dei loro genitori. [Giorgio Dell’Arti]