vanity, 27 giugno 2007
La trattativa sulle pensioni
• Intanto, il governo è messo in difficoltà dalla trattativa sulle pensioni. Che si svolge ormai su due tavoli: da un lato la discussione ha come controparte i sindacati Cgil Cisl Uil. Dall’altro i radicali di sinistra, cioè Rifondazione, Verdi, Pdci. Il bello è che Rifondazione & soci chiedono in definitiva le stesse cose di Cgil & soci, ma facendosi la concorrenza: ci tengono tutti e due a risultare, nel caso, i veri vincitori. Questa gara a sinistra ha finora fruttato l’aumento delle pensioni minime (300 euro di una tantum il prossimo ottobre e aumenti in busta di una cinquantina di euro a partire dal 1° gennaio per i tre milioni di pensionati che percepiscono un assegno tra i 500 e i 700 euro). Ma non ha portato a casa niente sul cosiddetto “scalone”, cioè il dirtto di andare in pensione non più a 57 anni (come ora) ma a 60 previsto dalla legge Maroni in vigore. La sinistra radicale vorrebbe che lo scalone fosse abolito, i sindacati sarebbero forse favorevoli all’introduzione di “scalini” (arrivare a 60 anni nel 2010 o 2012 più gradualmente). Padoa-Schioppa ha sempre detto che non ci sono i soldi e venerdì scorso se n’è uscito all’improvviso con una dichiarazione negativa molto forte anche D’Alema: i soldi per abolire lo scalone non ci sono e anche se ci fossero non andrebbero usati in questo modo. [Giorgio Dell’Arti]