vanity, 16 luglio 2007
Incidenti in macchina
• Sulle strade italiane muoiono in media una ventina di persone al giorno (ottomila l’anno) e la settimana scorsa ha più o meno rispettato la media. Ma tre incidenti sono stati particolarmente atroci, hanno impressionato l’opinione pubblica e rilanciato la questione della sicurezza sulle strade anche sulle prime pagine dei giornali.
• Isola sacra, frazione di Fiumicino, provincia di Roma. Un F.M. di 17 anni aspetta che papà vada a dormire, poi gli ruba le chiavi della Golf 1900 grigia. Va a prendere gli amici, discoteca, alcol, spinelli, a mezzanotte vengono via, salgono in macchina ed F.M. si lancia a 150 all’ora sul rettilineo di via della Scafa, un tratto – per dir così – tipico. Si schiantano su un platano, macchina spezzata in due, a una cinquantina di metri dall’impatto i corpi di Melania Presia, 17 anni, fidanzatina del conducente, e di Davide Presia, 18 anni. In mezzo ai rottami e ai cadaveri, i passanti inorriditi vedono lo stesso F.M., illeso, che si dispera e insulta se stesso. Un quarto passeggero, S.M., 17 anni, gravissimo e dato sulle prime per morto, dovrebbe salvarsi.
• Corsia centrale della Caserta-Salerno (A30), un’Alfa 166 proveniente da Mercato San Severino sta portando due famiglie – sette persone in tutto – a mangiare una pizza. Dieci di sera. Invece, tra i caselli di Castel San Giorgio e Nocera Pagani, una Audi 3 li tampona alla velocità di un aereo. L’Alfa carambola e si spiaccica sul guard-rail. A bordo ci sono tre bambini. Tutti morti. La polizia arresta l’assassino e lo identifica per Stefano Conte, poco più che trentenne. Lo denuncia a piede libero e lo rilascia.
• Due di notte, Pinerolo. Davanti alla discoteca, Claudia Muro, 16 anni, è appena scesa dal marciapiede per attraversare la strada. Sulle strisce. I suoi amici sono già dall’altra parte e agitano le mani per invitarla ad affrettarsi. purtroppo un gesto di saluto: un’auto sbuca da una curva e la mette sotto senza neanche tentare una frenata. Corpo proiettato a molte decine di metri di distanza. Morta sul colpo. Il conducente si ferma un centinaio di metri dopo, scende e non sembra capire quello che ha fatto. Gli stessi amici della morta lo proteggono dalla folla che vuole linciarlo. La polizia lo identifica per Corrado Avaro, muratore, 30 anni. Ubriaco fradicio. La patente gli era stata già ritirata tre volte per guida in stato di ubriachezza. Gli era anche stata sempre restituita.
• I termini del problema sono questi: la Camera ha appena approvato una legge, che attende adesso il sì del Senato, in cui si inaspriscono le pene per chi viola il codice, ma si ammette che il foglio rosa si possa chiedere a 16 anni e che si possa guidare purché accompagnati da un adulto. Il messaggio implicito è: la macchina è un gioco, facciamo giocare i ragazzi. La realtà è: la macchina è un’arma, della quale qualche volta non possiamo fare a meno a causa del lavoro. Il ministro Bianchi si dice sicuro che l’inasprimento delle pene avrà un effetto benefico sul numero di incidenti. Ma, naturalmente, non può essere vero: se condanne più severe servissero veramente a far diminuire i reati, tanto varrebbe reintrodurre nel codice la pena di morte. Provvedimenti che limitino gli incidenti devono invece tener conto di alcuni dati politicamente molto sgradevoli, perché destinati a scontentare fasce di elettori a cui i partiti sono sensibili: la prima causa di morte per la popolazione al di sotto dei quarant’anni è l’incidente stradale; le fasce d’età più colpite sono, nell’ordine: 25-29 anni, 30-34, 21-24 (che è prima nella fascia dei morti tra i passeggeri). Il 44 per cento di tutti gli incidenti si verificano il venerdì e il sabato notte, dato fortemente correlato all’abuso di sostanze nocive e alla frequentazione dei locali notturni. Degli ottomila morti annuali garantiti, 2500 sono vittime della guida in stato di ubriachezza. In Francia i controlli della polizia sugli automobilisti sono otto milioni l’anno. In Italia, 200 mila (Amato promette di portarli a un milione). Beppe Severgnini, sul Corriere della sera, ha raccontato che in cinque anni di soggiorno in Inghilterra ha subito il controllo anti-alcol due volte. In venticinque anni d’Italia, mai. [Giorgio Dell’Arti]