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 2007  settembre 03 Lunedì calendario

La normativa anti lavavetri

• L’assessore fiorentino Graziano Cioni – già comunista d’un pezzo, oggi diessino – è diventato molto popolare per aver varato una normativa anti-lavavetri che prevede multa di 206 euro e/o arresto di tre mesi per i lavavetri (tutti romeni) sorpresi a infastidire gli automobilisti con secchio, spugna e paletta. Domanda generale: ma si può fare? C’è chi dice di no, perché provvedimenti di natura penale di questo genere dovrebbero essere decisi – almeno in Italia – dal potere centrale. Ma intanto, la mattina del 28 agosto, una decina di macchine dei vigili urbani, aiutati da qualche pattuglia di polizia, s’è messa all’opera e dopo il quindicesimo fermo con denuncia i lavavetri sono spariti dalla città e, a quanto si sa, non sono più ricomparsi. Il provvedimento ha durata temporanea, scadrà cioè il prossimo 31 ottobre e si deciderà allora se andare avanti e come. Ma intanto i sindaci di molte altre città si sono detti decisi a far lo stesso e i tre sondaggi in rete organizzati – ognuno per proprio conto – da Corriere della Sera, Repubblica e Stampa hanno dato lo stesso risultato: l’88 per cento dei lettori di quei quotidiani è d’accordo con Cioni. Nonostante questo, le prese di posizione contrarie sono state molte: il sottosegretario all’Economia, Paolo Cento (Verdi), s’è fatto fotografare ai semafori con spatola e straccio in mano, Bertinotti, Pecoraro Scanio, Rosy Bindi, il ministro Ferrero («è incostituzionale»), il vicepresidente del Consiglio Rutelli («non mi pare una priorità») hanno più o meno spiegato che i lavavetri sono gli ultimi di una catena di sfruttamento che va invece colpita al livello più alto, Il Foglio ha scritto che battere il racket di strada è difficilissimo e quindi tanto vale lasciar perdere questi poveracci, la Chiesa è perplessa e Alberto Asor Rosa s’è fatto intervistare dal Corriere della Sera per annunciare le sue dimissioni da «intellettuale di sinistra». Lunedì ha poi parlato il sindaco della città, Leonardo Domenici, in vacanza fino a quel momento, e ha annunciato al Corriere della Sera l’intenzione di colpire anche parcheggiatori abusivi, graffitari, venditori di merci contraffatte, locali notturni che tengono svegli i cittadini con la musica, ubriachi e prostitute. Ha dalla sua il ministro dell’Interno Giuliano Amato. Il centro-destra, a parte la Lega che s’è complimentata, sta piuttosto zitto.

• La faccenda dei lavavetri ha riportato alla luce un’espressione d’altri tempi, la cosiddetta “tolleranza zero”. Con queste due parole si allude alla filosofia che Rudolph Giuliani applicò all’epoca in cui era sindaco di New York (1993-2001): la grande criminalità si comincia a sconfiggere dichiarando una guerra senza quartiere alla piccola, intendendo per “piccola criminalità” qualunque infrazione all’ordine pubblico, anche quella apparentemente più insignifcante, come l’auto in divieto di sosta o il vetro rotto da una pallonata. E in effetti, durante il governo di Giuliani, l’attività della malavita precipitò in modo vistoso, meno rapine, meno omicidi, meno furti. Merito del sindaco e della sua ricetta? Difficile negarlo, anche se ci sono state interpretazioni diverse del fenomeno e alcune anche piuttosto convincenti. un fatto però che, almeno nella sua parte colta e politicamente più avvertita (quella che fa opinione), il nostro paese pare poco preparato ad abbandonare la filosofia del perdonismo, di origine cattolica, e la tendenza al benaltrismo, tipico della sinistra radicale («i problemi sono ben altri»). [Giorgio Dell’Arti]