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 2007  settembre 06 Giovedì calendario

Addio Luciano

• «Penso che una vita per la musica sia una vita spesa bene ed è a questo che mi sono dedicato». Con questa frase, pubblicata sul sito ufficiale accanto a una sua foto, Pavarotti se n’è andato all’altro mondo. Combatteva da più di un anno con un cancro al pancreas, era stato appena dimesso dall’ospedale pochi giorni prima della fine, e sapeva – lo aveva detto agli amici – che stavolta non ce l’avrebbe fatta. È morto a Modena, cioè a casa sua, il luogo dove tornava sempre e dove aveva inventato una manifestazione pop di grande successo mondiale, il Pavarotti & Friends. Eco enorme in tutto il mondo: appena le agenzie hanno battuto la notizia, Bush lo ha ricordato a Sidney, dove era in visita ufficiale, chiamandolo semplicemente “Luciano”, Putin ha mandato un telegramma di condoglianze al presidente Napolitano, a Londra – al momento del cambio della guardia davanti a Buckingham Palace – è stato suonato il Nessun dorma, l’Opera di Vienna ha messo la bandiera a lutto, Al Jazeera lo ha commemorato alludendo perfino alla sua grande barba nera – che forse, agli occhi di quel mondo, lo rendeva un po’ islamico –, in Cina migliaia di persone hanno intasato con i loro messaggi il sito Tianya, poi la voce del nostro tenore con il suo celebre Vincerò è risuonata in tutti i telegiornali a tutte le latitudini – India, Bulgaria, Israele, Corea del Nord e del Sud –, perfino la sera della partita Italia-Francia a San Siro. L’America è letteralmente impazzita, con sfilate di personaggi in tutti i programmi tv che ne ricordavano le imprese e il centralino del Metropolitan intasato. Lo Spiegel, il grande settimanale tedesco, ha fatto in tempo a titolare: «E’ ammutolita la voce del secolo...», che è poi un iperbole, perché il secolo ha avuto Caruso, Beniamino Gigli, Di Stefano (che è vivo) e soprattutto Tito Schipa. Folla enorme nel Duomo di Modena dove è stata allestita la camera ardente. Il tenore è stato sepolto, secondo le sue volontà, con lo smoking di scena, il foulard bianco latte adagiato sul petto, bara d’acero fatta su misura a Brescia, zincata a Treviso, imbottita ad Asti. Funerali in diretta tv.

• Da segnalare che la morte del grande cantante ha avuto uno strascico polemico sulle sue qualità canore. Agli elogi iperbolici di tutti s’è contrapposto Paolo Isotta, il grande critico musicale del Corriere della Sera: con un articolo stampato in prima pagina, dopo aver riconosciuto la bellezza della voce e la pulizia della dizione (che nell’opera è una virtù di fondo), Isotta ha scritto che Pavarotti «era un analfabeta musicale, nel senso che non aveva mai appreso a leggere la notazione musicale: le opere doveva imparare a fatica nota per nota con un tapeur paziente [...] Egli era aritmico per natura, non era possibile incuncargli se non in modo vago la nozione della durata delle note e dei rapporti di durata. L’Opera lirica non è il canto del muezzin, è prodotto di accompagnamento orchestrale e richiede voci che s’accordino fra loro...». Non solo Isotta, ma anche altri hanno ricordato che qualche volta, in questi ultimi anni, Pavarotti ha cantato con l’aiuto di un piccolo microfono nascosto. E, del resto, dopo la serata dei tre tenori, alla fine dei Mondiali di calcio del 90 – quella che lo trasformò in una star pop di livello mondiale – la stessa Sutherland gli aveva consigliato di ritirarsi.

• Altre faccende, emerse all’indomani della morte, riguardano l’eredità (Pavarotti era ricchissimo). La Stampa e il Sunday Times hanno scritto che il cantante s’era riavvicinato alla prima moglie Adua Veroni, dalla quale aveva avuto tre figlie (e una di queste, Cristina, l’aveva fatto nonno di una nipotina), e che da ultimo aveva incontrato tre volte nella casa di Saliceta Panaro dove avevano vissuto per tanti anni. Il riavvicinamento alla prima moglie coinciderebbe con un raffreddamento notevole nei rapporti con Nicoletta Mantovani, di 34 anni più giovane, che Pavarotti aveva sposato in seconde nozze e che gli aveva dato la piccola Alice (oggi di quattro anni e mezzo). Nicoletta non gli sarebbe stata vicina nell’ultimo periodo della malattia e un anno fa Pavarotti avrebbe confidato a un’amica: «Sto pensando di andare da un avvocato». Ci sarebbe anche un testamento, redatto appena quindici giorni fa e sostitutivo di quello dell’anno scorso. Voci, sempre riferite dai giornali, sostengono che Nicoletta sarebbe già riuscita a farsi intestare l’appartamento di Hampshiare House, nell’Upper East Side di New York, proprio sotto quello di Carlo Ponti, valore 11 milioni di dollari. Tutti elementi che fanno presagire l’inizio di una nuova telenovela o, come ha scritto Alberto Mattioli, di «una resa dei conti». [Giorgio Dell’Arti]