vanity, 17 settembre 2007
I cinesi e la condanna a morte
• I cinesi, preoccupati della loro reputazione in vista delle Olimpiadi, hanno fatto sapere che limiteranno d’ora in poi le condanne a morte, soprattutto per quello che riguarda le sentenze capitali dei tribunali provinciali. Il problema è se bisogna crederci o no. Ufficialmente la Cina dichiara mille esecuzioni l’anno e già questo numero la colloca saldamente al primo posto nella classifica degli Stati patibolari. Amnesty e altre associazioni dicono che i condannati a morte non possono essere meno di 5-9.000. In realtà anche questa quantità è sbagliata per difetto. Da altri dati sappiamo che l’80 per cento dei cadaveri da giustiziato viene riciclato nel commercio degli organi. La Cina ha fatto dei trapianti un’industria e le sue cliniche sono affollate - oltre che dagli stessi cinesi ricchi - da clienti giapponesi e israeliani. Il numero annuo di trapianti viene serenamente propagandato per ragioni pubblicitarie dagli stessi cinesi ed è di 20 mila operazioni l’anno. Il dato dei condannati a morte, che dopo il colpo di pistola alla nuca o la siringa vengono espiantati sul posto (i boia girano a bordo di ambulanze), deve perciò stare intorno ai 15-16 mila. [Giorgio Dell’Arti]