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 2007  settembre 24 Lunedì calendario

Liberi 2 italiani

• Due militari italiani rapiti in Afghanistan sabato 22 settembre sono stati liberati stamattina con un’azione del reparto italiano Col Moschin integrato da un contingente inglese. Almeno uno dei due militari italiani è ferito molto gravemente, essendo stato colpito alla testa e al torace dalle pallottole dei suoi sequestratori. Il ministero della Difesa, nel momento in cui scriviamo, non ha ancora reso note le identità dei nostri due connazionali.

• Il sequestro – sempre in base alle informazioni diffuse dal ministero della Difesa, da quello degli Esteri e dall’Unità di crisi – è avvenuto secondo le seguenti modalità. Sabato pomeriggio un convoglio afgano scortava i nostri due militari nell’area di Shindand, prossima al confine con l’Iran e a un centinaio di chilometri dalla provincia di Herat, quella che – in base agli accordi con gli alleati Nato – è stata affidata agli italiani. I nostri due militari andavano a parlare con i capi villaggio della zona, secondo una politica di riappacificazione, di riconquista della simpatia delle popolazioni locali. infatti accaduto che l’offensiva Nato contro i talebani abbia tutto sommato avuto successo e che bande di talebani in fuga si siano disperse intanto per il paese. Fanno guerriglia, o politica, ma fanno anche molta malavita o sono comunque in contatto costante con elementi malavitosi. In questa parte dell’Afghanistan «coabitano bande di ladroni, insorti, gruppi di talebani, trafficanti di droga e naturalmente diversi clan e tribù» (Guido Ruotolo). Nel 2005 vi furono 30 attentati, che sono diventati 160 nel 2006. Nei primi sei mesi di quest’anno – secondo quanto dicono i servizi segreti – vi sono stati «16 eventi terroristici significativi». Alla vittoria sul terreno da parte delle truppe straniere, è seguito dunque lo sfaldamento nel rapporto con la popolazione locale, costretta a vivere in condizioni di sicurezza assai precarie. Per questo, gli stessi militari non addetti a compiti di guerra (come i duemila del nostro contingente) dedicano gran parte del loro tempo al rapporto con la popolazione. E proprio per questo (per coltivare il rapporto con la popolazione) i due italiani in questione stavano andando a parlare con i capi-villaggio. Senonché, durante il tragitto, qualcosa è successo: la Toyota Corolla e il gippone Surf su cui stavano i due sono usciti dal convoglio e se ne sono perse le tracce. Le telefonate che, a ore fisse, i nostri militari dovevano fare per rassicurare tutti sul loro stato di salute non sono arrivate. E quindi, nella tarda serata di sabato, il governo italiano ha preso atto che un sequestro era avvenuto.

• Per tutta la giornata di domenica, il ministero degli Esteri e il ministero della Difesa non hanno fatto trapelare notizie, sperando di risolvere la cosa in poche ore. I due militari – come si è capito poi – sono funzionari dei nostri servizi segreti, bisognosi di una tutela particolare e, insomma, tali che persino la diffusione della loro identità è una faccenda delicata. Mentre a Roma il capo del Pdci Diliberto cominciava la sua guerriglia politica dichiarando che si doveva ritirare subito il nostro contingente, Prodi e D’Alema – a New York per una sessione delle Nazioni Unite dedicata alla pena di morte – percepivano di non poter contare sulla solidarietà di un tempo, quella che aveva portato alla liberazione – sia pure sanguinosa – di Daniele Mastrogiacomo. Gli americani – contrarissimi a qualunque trattativa con i rapitori – non avrebbero fatto finta di non vedere, come l’altra volta. E il presidente afgano Karzai non avrebbe liberato nessun guerrigliero prigioniero in cambio degli ostaggi. Il governo sapeva che sarebbe uscito dai guai solo se avesse impedito ai predoni autori del sequestro di vendere gli ostaggi ai talebani, evento che avrebbe complicato enormemente il seguito della vicenda. E così hanno preso una decisione molto rara dalle nostre parti: andare all’attacco. I nostri servizi avevano individuato, nella provincia di Farah, la palazzina che era stata adibita a prigione e l’hanno assaltata fra le quattro e le cinque di mattina di lunedì, dopo aver neutralizzato i guardiani che, a bordo di un’auto, vigilavano all’ingresso. Hanno ucciso almeno cinque banditi, ma i sequestratori – per rappresaglia – hanno sparato sui due prigionieri ferendone uno in modo grave. Nel momento in cui scriviamo non si hanno altre notizie. [Giorgio Dell’Arti]