vanity, 5 novembre 2007
Uccisa Giovanna Ruggeri
• Scesa dal trenino Roma-Viterbo, preso per rientrare dopo aver fatto compere in centro, Giovanna Ruggeri – 47 anni, minuta, religiosa, catechista della chiesa valdese, priva di figli, sposata a un ufficiale di Marina in servizio a La Spezia e in procinto di raggiungerlo non appena l’appartamento fosse stato pronto – s’è avviata verso casa, percorrendo una strada buia che ha sempre messo i brividi a lei e agli altri abitanti dell’elegante quartiere romano di Tor di Quinto. Erano più o meno le sette di sera. Giovanna camminava svelta, e a un tratto, sbucando da un angolo nero, un uomo le è saltato addosso, ha tentato di strapparle la borsetta, non c’è riuscito, le ha dato un pugno e l’ha trascinata – mentre lei si dibatteva e gridava senza esser sentita – nella sua baracca. Qui ha finito di massacrarle la testa, l’ha finalmente derubata e ha forse pensato di violentarla. Vedendola giacere senza sensi, l’uomo ha poi cambiato idea, se l’è caricata in spalla e s’è avviato verso il burrone adoperato dai baraccati come discarica. Ma un’altra baraccata, un’Emilia di poco meno di 50 anni, l’ha vista e s’è messa a gridare: ha fermato l’autobus numero 31 gettandosi quasi sotto le ruote, ha balbettato disperata le cose che aveva visto e l’autista ha chiamato la polizia. Gli agenti sono arrivati in due minuti, hanno trovato Giovanna in fondo al fosso, col maglione tirato su, i pantaloni abbassati e senza slip, l’hanno fatta portare all’ospedale Sant’Andrea e intanto sono andati a pescare l’energumeno autore dell’aggressione, trovandolo tranquillamente al suo posto e anzi stupito d’esser stato individuato così presto. Intorno a lui cartacce, bottiglie vuote. Portato in galera, è stato identificato per Nicolae Romulus Mailat, 24 anni, zingaro, piccoli precedenti per furto in Romania, in Italia ancora niente da segnalare: era arrivato da pochi mesi, campava con lavoretti di poco conto. Il procuratore aggiunto Italo Ormanni lo ha incriminato subito di omicidio volontario, benché Giovanna fosse ancora viva. Una premonizione: la povera donna spirerà poche ore dopo, con accanto il marito in lacrime, tornato di corsa a Roma.
• Il delitto ha suscitato un’eco enorme e ha avuto conseguenze politiche di grande importanza. L’aggressione è avvenuta martedì 30 e proprio quel giorno il governo aveva varato cinque disegni di legge per affrontare l’emergenza malavita, “detti pacchetto sicurezza”. Uno di questi disegni di legge dava ai prefetti la facoltà di espellere cittadini stranieri semplicemente per «motivi imperativi di pubblica sicurezza», cioè senza bisogno che vi fosse un reato. Pressato dall’opinione pubblica e soprattutto dall’attivissimo sindaco di Roma-segretario del Pidì Walter Veltroni (ansioso di allontanare da sé ogni accusa per le condizioni di degrado in cui era maturato il delitto e di porre al più presto tutta la faccenda in carico all’intero Paese e non alla sola città), Prodi trasformava questo disegno di legge in decreto, cioè in una norma immediatamemente valida e da convertire in legge entro 60 giorni. Una mossa ingoiata di malavoglia dagli alleati di sinistra: Piero Sansonetti, direttore del quotidiano di Rifondazione, Liberazione, la bollava con il titolo: «Perché restiamo in questo governo?». L’opposizione ma anche fior di costituzionalisti vicini al centro-sinistra (per esempio Stefano Rodotà) mettevano in evidenza che trasformare in 24 ore un disegno di legge in decreto per via di un singolo, e sia pur gravissimo, episodio era segno di mano incerta e di cedimento alle emozioni, un cattivo modo di governare. Russo Spena, di Rifondazione, sosteneva che i poteri ai prefetti preparavano addirittura un’epoca di deportazioni. Alle tante difficoltà che il governo si trova ad affrontare in questa settimana (al Senato è cominciata la discussione in aula sulla Finanziaria), se ne aggiunge quindi una nuova e spinosa: quella degli immigrati e della sicurezza, con risvolti piuttosto delicati di politica estera.
• Infatti è accaduto che la sera successiva alla morte di Giovanna una squadra di picchiatori del quartiere periferico di Tor Bella Monaca sia andata – i volti coperti da passamontagna, in pugno mazze e bastoni – a pestare tre romeni colpevoli di star fermi contro un muro nei pressi di un supermercato. I tre sono finiti all’ospedale, il quartiere è parso troppo comprensivo verso gli squadristi, intanto Bucarest ha protestato ufficialmente e i nostri ministri, mentre piangevano Giovanna partecipando alle sue esequie, si son trovati a dover giustamente stigmatizzare ed esecrare. Si aveva a quel punto la percezione di un razzismo incrociato e montante a livello europeo: mentre le televisioni di Bucarest mandavano la diretta dei funerali di Roma e romeni di tutte le classi sociali partecipavano nelle loro città al lutto romano portando fiori e firmando lettere di cordoglio, sui siti i blogger romeni e italiani si prendevano a parolacce, loro chiamando noi «macaronari» e «mafiosi», e noi ricoprendo loro di insulti irripetibili. Il provvedimento d’emergenza adottato a Roma (e criticato ufficialmente dalle autorità romene) riecheggiava intanto sui giornali inglesi, francesi, tedeschi sulle cui pagine partiva una discussione sul che fare con questi stranieri, prevalendo in modo preoccupante gli argomenti forti contro la pretesa «invasione», vista a questo punto come un pericolo generale. Sarà della massima importanza, in questo clima, la visita ufficiale che il premier romeno Calin Popescu Tariceanu farà a Romano Prodi uno di questi giorni.
• Qualche dato, infine, per inquadrare la questione: l’Europa occidentale e l’Italia in particolare hanno bisogno degli immigrati dato che la popopolazione indigena è in calo costante e apparentemente irreversibile. Nessuna politica ha senso se non parte da questo dato di fatto. I romeni sono la nostra comunità straniera più grande: mezzo milione di persone compresi i clandestini secondo i dati della Caritas, 270.845 se si sta solo ai regolari e secondo i dati Istat, in ogni caso il 12 per cento di tutti gli immigrati, i primi nella classifica degli omicidi volontari, dei furti con destrezza, delle violenze sessuali, delle rapine in casa, dei furti d’auto. Manovalanza, ma feroce. Di questo, anche, Prodi e Tariceanu dovranno parlare. [Giorgio Dell’Arti]