vanity, 19 gennaio 2009
Cesare Battisti rifugiato politico
• Il ministro della Giustizia brasiliano Tarso Genro ha concesso a Cesare Battisti lo status di rifugiato politico e ha quindi negato l’estradizione verso le carceri italiane, dove Battisti deve scontare due ergastoli. Ricordiamo che alla fine degli anni Settanta, Battisti, in quanto leader dei Proletari armati per il comunismo, assassinò due persone sparando anche alle spalle e partecipò attivamente all’omicidio di altre due. Arrestato, evase in Francia, poi in Messico, poi in Francia dove divenne un famoso scrittore di polar (polizieschi e noir). Non si è presentato ai processi che lo concernevano per sua volontà. I processi si sono svolti davanti a un tribunale ordinario e secondo le normali procedure della legge italiana. Il nostro sistema garantisce ogni sorta di benefici ai suoi detenuti, al punto che l’opinione pubblica italiana lo taccia tante volte di mollezza. Nonostante questo, intellettuali francesi poco informati ma molto ascoltati e la medesima signora Carla Bruni che sta all’Eliseo contrabbandano l’idea che in Italia siano all’opera tribunali militari e leggi speciali, col codicillo implicito delle torture. Sarkozy e signora – che inopinatamente non mandarono in Italia Marina Petrella (assassina del generale Galvaligi) sostenendo che andava curata – si sono chiamati fuori dal caso Battisti, ma certo hanno fortemente contribuito alla formazione del clima culturale che ha reso possibile questa decisione brasiliana profondamente ingiusta. Il presidente Napolitano ha scritto al presidente Lula esprimendo «profondo stupore e rammarico». In Brasile la decisione di Genro – che viene descritto come un convinto no global – ha diviso il mondo politico. Battisti, che a questo punto sarebbe dovuto tornare libero, resta per ora in carcere. [Giorgio Dell’Arti]