24 ottobre 1929
L’attentato al principe Umberto
• Alle 9.55 il principe
di Piemonte Umberto scende da un’auto in fondo a Rue Royale, davanti alla
scalinata che conduce alla piazza del congresso per rendere omaggio al Milite
Ignoto. Umberto indossa la grande uniforme di colonnello della fanteria, si
avvicina al gruppo delle autorità e scambia qualche parola con il conte di
Broqueville, ministro della difesa belga. Il cielo è coperto e il vento è
gelido. Le trombe suonano la fanfara reale. Alle sue spalle Fernando di Rosa,
un ventenne antifascista, gli spara: il
colpo di pistola va a vuoto. Il giovane viene arrestato, voleva colpire la
monarchia per essersi compromessa con il regime fascista: «Era mia ferma
intenzione uccidere il Principe ereditario e mi dolgo di non essere riuscito».
Il Principe rimane impassibile, mantiene il suo contegno ed elargisce sorrisi e
continua a salutare la folla che lo acclama. Compie impavidamente il suo dovere
seguendo gli insegnamenti di suo nonno Umberto I: «Gli attentati fanno parte
degli incerti del mestiere di un sovrano». Mezz’ora dopo ad aspettarlo sulla
gradinata dell’ambasciata italiana, Maria José: «La notizia arrivò
immediatamente a Laeken ma io non ne fui messa al corrente. (...) Tutti si
congratulavano con Umberto per il “suo coraggio” e per “il suo sangue freddo”.
Io, pensando che questi complimenti fossero rivolti al nostro fidanzamento,
rimanevo in silenzio e lo guardavo con un’espressione dura. Alle fine mi chiese
spiegazioni e io senza pensarci due volte, risposi: “Dovrei congratularmi
anch’io per il sangue freddo che dimostri a fidanzarti con me?” Umberto capì al
volo la situazione. Entrambi scoppiammo in una risata liberatoria. Ai miei
genitori, turbati dall’accaduto, disse: “Bisogna sorridere. Dopotutto, visto che
quell’uomo ha sbagliato il bersaglio, dobbiamo fare festa”». [Regolo – Speroni
2004]